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5domande5 a Stuart e Kathryn Immonen

Ospiti della Panini Comics a Lucca Comics & Games per presentare i loro lavori ed incontrare il pubblico.

05/11/2015
5domande5 a Stuart e Kathryn Immonen

Ospite della Panini Comics a Lucca Comics & Games 2015, la coppia formata da Stuart Immonen (disegnatore) e Kathryn Immonen (scrittrice) si è incontrata con la stampa in una tranquilla ma affollata sala del Teatro del Giglio.

La Panini Comics, per l'occasione, ha portato a Lucca una serie di albi (inediti e ristampe) realizzati dai due autori (fra i quali Patsy Walker, Hellcat: Questa Ragazza Potresti Essere Tu, il loro primo lavoro in coppia per Marvel Comics; Agente Carter: Operation S.I.N., serie scritta da Kathryn e disegnata da Rich Ellis; Il Nuovissimo Capitan America #6, disegnato da Stuart, e molti altri).

Molte le testate giornalistiche presenti all'incontro che hanno accolto gli autori canadesi con domande che hanno dimostrato l'attenzione e l'affetto che il pubblico italiano ha nei loro confronti; dopo un preambolo effettuato da Marco Pellitteri è iniziato un serrato fuoco di fila che riportiamo di seguito.

Per Stuart: con quali autori ti sei trovato maggiormente a tuo agio?
Ovviamente con mia moglie. Penso che dipenda dal fatto che stiamo insieme da molto tempo e che condividiamo interessi, passioni, la visione degli stessi film. Ormai ci capiamo senza parlarci. Se c'è qualcosa che non va, poi, è molto comodo avere a che fare con qualcuno che è nella tua stessa stanza e non, magari, in un altro continente.

Sempre per Stuart: hai lavorato su personaggi molto famosi. Quando si a che fare con personaggi di successo si deve fare i conti con il loro background, con decenni di storie…
Beh, negli Stati Uniti questa è la normalità. Ormai parecchi personaggi sono più anziani degli autori che ne narrano le gesta e non è facile sapere tutto di un personaggio così vecchio. Per me è facile perché ricevo sceneggiature dettagliate e quindi altri (gli sceneggiatori) hanno fatto queste ricerche al mio posto. In ogni caso l'ambito in cui lavoriamo è abbastanza piccolo; alla fine il fumetto statunitense non ha numeri enormi di vendita. Possiamo quindi anche permetterci di fare piccole variazioni senza avere grossi problemi.

Per Kathryn. Come è trovarsi a lavorare, da donna, in un contesto di superuomini?
In fondo essere una donna non è molto diverso; e poi gli uomini non è che siano stupidi. La cosa importante in questo lavoro è essere aperti, non creare problemi e rispettare le scadenze, soprattutto.  Si lavora a distanza uno (lo sceneggiatore) dall'altro (il disegnatore) ed alla fine non ha importanza chi tu sia, il disegnatore vede solo la sceneggiatura. In ogni caso non penso sia giusto insistere con il dire che le donne siano come gli unicorni nel mondo del fumetto supereroistico, ed io sono la dimostrazione che ve ne sono.

Per Stuart. Avendo lavorato sia con la Marvel che con la DC hai avuto modo di notare differenze sostanziali?
Io ho iniziato a lavorare giovanissimo con la DC; avevo poca esperienza professionale e l'ho quindi fatta sul campo, lavorando. Credo di aver preso sicurezza nel mio lavoro dieci anni dopo aver iniziato, in pratica quando ho lasciato la DC!
Non esistono sostanziali differenze fra le case editrici: le vere differenze le possono fare gli editor e gli autori con cui lavori, invece.

Per Kathryn. Da dove prende ispirazione per le sue storie?
Beh, alle volte ho lavorato su personaggi che non conoscevo e che magari non mi piacevano. Oppure mi veniva detto di sviluppare alcuni percorsi narrativi inserendo determinati avvenimenti che mi lasciavano perplessa.
Il lavoro, per me, è innamorarmi di ciò che devo creare.
L'ispirazione viene da quello che è stato fatto prima; devo cercare di capire cosa interessa e rendere queste cose importanti e significative.
Per esempio, Sif era un personaggio molto importante ma molto poco sfruttato, quindi ho semplicemente cercato di raccontare quel che non era stato detto.

Per Stuart. Hai scritto un pamphlet sui 50 motivi per non fare sketch ai fan alle convention…
Guarda, io sono sempre chiuso in casa a disegnare e scrivere email.
Alle convention ho l'occasione di incontrare migliaia di persone. Per anni ho realizzato sketch alle convention; ero pagato per andarci e farli e l'ho fatto. Poi ho scoperto che disegnare alle convention non mi piaceva e non mi piaceva quel che riuscivo a disegnare. E soprattutto ho deciso che non volevo che uscissero dalle mie mani disegni realizzati male.

Per Kathryn. Che differenza c'è secondo te fra comic book seriale e graphic novel?
Scrivere un fumetto seriale, un comic book di 20 pagine è diverso dallo scrivere una graphic novel di 200.
Ha un impatto diverso anche nella lettura. Sostanzialmente, poi, ritengo che comunque ancora nelle librerie il fumetto non sia ancora ben proposto. Per dire, una differenza interessante fra fumetto e libro è che un fumetto di 300 pagine ti prenderà sempre meno tempo di un libro di 300 pagine.
Alla fine quel che conta è sempre la stessa cosa: che i fumetti siano buoni fumetti.
I progetti che realizziamo insieme autonomamente, io e Stuart, sono chiaramente fumetti non seriali, però. Abbiamo passioni comuni e da quelle cerchiamo di sviluppare storie particolari. Che magari hanno origini diverse (una per esempio era una piece teatrale poi adattata) e che siano essenzialmente qualcosa che ci piace raccontare.

Per Stuart. Come riesce a realizzare sia lavori per il mercato mainstream sia progetti personali?
Abbiamo iniziato a lavorare insieme, io e mia moglie, nel 1998. Volevamo continuare a realizzare progetti insieme ma era difficile per vari motivi. La colpa era soprattutto mia perché il tempo per disegnare una storia è superiore a quello per scriverla. E io ero sempre impegnato in altri lavori. Ad un certo punto abbiamo deciso che dovevamo fare questo lavoro insieme; è stato fatto in contemporanea con gli altri lavori (quelli che ci pagano le bollette!) la sera, i week-end, durante le feste, perché non potevo fermarmi per mesi solo per completarlo. Si è trattato di un "act of will" (un atto di volontà). Sarebbe stato semplice disegnare solo supereroi ma eravamo molto motivati e volevamo realizzare quel tipo di storie che mi allontanassero da quello che facevo di solito.

Per entrambi. Quale è il vostro personaggio preferito?
Stuart .Sono felice di lavorare in Marvel perché essenzialmente da piccolo leggevo i loro personaggi e sono un grande appassionato delle loro storie. Da piccolo non avrei mai potuto immaginare di disegnarli così come non avrei mai potuto immaginare di disegnare i personaggi di un'altra mia grande passione: Star Wars.
Kathryn. Beh, alla fine ogni personaggio è il personaggio preferito di qualcuno: per me il personaggio preferito è sempre quello su cui sto lavorando.

Ultima domanda, per Stuart. Nella catena artistica di produzione dei comic book c'è il disegnatore (tu, in questo caso), l'inchiostratore e il colorista. Con quale inchiostratore ti sei trovato meglio (ritieni abbia funzionato meglio con i tuoi disegni) e con quale colorista?
Io non sono una persona molto difficile; mi son trovato bene con quasi tutti gli inchiostratori con i quali ho lavorato. Se dovessi fare un nome ti direi  Wade Von Grawbadger che è quello con cui sto lavorando in questi ultimi anni alla Marvel (ma che aveva lavorato con lui nel '94 in uno dei suoi primi albi di Superman alla DC - ndr). Per i coloristi poi, ripeto, sono un autore che cerca di non creare problemi e mi sembra di averne trovato sempre di bravi sulle mie tavole.

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