Fumetti

L’avventura e gli eroi, non soltanto di carta: intervista a Graziano Frediani

Ancora una pubblicazione emozionante per gli amanti del fumetto italiano

16/09/2013
L’avventura e gli eroi, non soltanto di carta: intervista a Graziano Frediani

Dopo lo specialissimo Almanacco dell’Avventura 2013, doverosamente dedicato dalla sua casa editrice alla figura dello scomparso Sergio Bonelli (1932-2011), sceneggiatore-editore-amico-narratore-compagno di vita e fantasia per almeno due generazioni di italiani (e non è un’esagerazione), l’Almanacco dell’Avventura 2014 in edicola dal prossimo sabato 21 settembre è, se possibile, ancora più speciale, essendo dedicato a Decio Canzio (1930-2013) e Sergio Toppi (1932-2012) - l’uno già direttore generale della csa editrice di via Buonarroti, l’altro stimatissimo collaboratore (di cui Bonelli all’estero amava spesso presentarsi come “il suo editore“) - curiosamente accomunati dalla scomparsa a meno di sei mesi di distanza l’uno dall’altro e autori di tre dei più emozionanti “graphic novel” dell’indimenticata collana di cartonati da edicola a colori (ebbene sì, in oltre 70 anni la Bonelli ha fatto anche questo) per 30 volumi dal novembre 1976 al novembre 1980, intitolata Un Uomo Un’Avventura.
La riproposta dei capolavori a fumetti da loro scritti e illustrati, accompagnata da testi d’approfondimento realizzati per l’occasione (al prezzo decisamente popolare di soli 6 euro), dimostrano una volta di più come il fumetto possa raccontare magnificamente i mille anfratti della storia appassionando come e più di una fiction su carta o bit, piccolo o grande schermo.
Per parlare di questo nuovo appuntamento con l’avventura – a pochi giorni dall’altro gioiello dedicato a Sergio Bonelli, il volumetto di 64 pagine Il timoniere dei sogni in edicola il 26 settembre con la storia L’Uomo del Texas e allegato in dvd il documentario inedito Come Tex nessuno mai di Giancarlo Soldi – abbiamo incontrato Graziano Frediani, che degli Almanacchi è da anni curatore e direttore responsabile.

Raccontaci come è nata l’idea di questo volume così particolare: chi l’ha proposta, come si è sviluppata e com’è giunta alla sua forma finale.
Dopo lo speciale dell’anno scorso, eravamo pronti a tornare alla versione “regolare” dell’Almanacco dell’Avventura: una storia a fumetti inedita e completa, mixata con rubriche d’attualità, mini-saggi critici e dossier informativi, scritti senza pedanterie, in modo chiaro e comprensibile a chiunque. Una formula che applichiamo a tutti gli Almanacchi e di cui siamo molto orgogliosi, e anche Sergio ne era un gran sostenitore. In effetti, non è facile trovare in edicola una collana che si occupa sistematicamente dei più popolari “generi” narrativi. Mentre stavamo mettendo a punto la scaletta, la realtà ci ha riservato purtroppo nuove brutte sorprese, e così ci siamo sentiti quasi obbligati a rendere omaggio a questi due professionisti che, per noi, erano amici, ma soprattutto punti di riferimento dal punto di vista umano e professionale. L’Avventura, del resto, era il campo d’azione preferito sia di Decio Canzio, sia di Sergio Toppi. Ci siamo chiesti: quanti dei giovani lettori conoscono L’Uomo del Nilo, L’Uomo del Messico e L’Uomo delle Paludi? Sicuramene pochi, ci siamo risposti. Ed eravamo sicuri che anche ai lettori bonelliani più “vecchiotti” non sarebbe dispiaciuto rileggere (e riscoprire) dopo tanto tempo quei tre “graphic novels” realizzati quando il concetto stesso di “graphic novel” non era stato ancora nemmeno vagamente teorizzato. Sfogliando le prime copie di questo Almanacco, ci sembra di aver fatto un buon lavoro... Ora più che mai, aspettiamo di conoscere il giudizio del pubblico.

Il valore davvero “senza tempo” delle opere che ci hanno lasciato Canzio e Toppi in effetti ben si sposa con la domanda che poni al termine dell’editoriale che presenta le tre storie: “che cosa spinge una persona normale a trasformarsi in Eroe?” Dopo decenni di romanzi, fumetti, film e serie tv, tu che risposta ti sei dato?
Credo che contino molto la dignità, la coerenza, il rispetto di sé e degli altri. Un bel po’ di incoscienza. Ma anche la rabbia e, perché no?, i sensi di colpa. Penso a Zagor, che ho sempre amato molto, e a Satanik, che, pur avendo preso un’altra strada, ha ancora oggi tutta la mia comprensione.

L’articolo di Alfredo Castelli su Canzio permette di conoscere meglio tutto il lavoro “dietro le quinte” che avviene in un redazione nei decenni divenuta così composita come la Bonelli ma su principi di rispetto al pubblico rimasti immutati anche nel terzo millennio: dalla tua esperienza, quanto passa del lavoro “oscuro” di redazione al pubblico?
Raccontare i retroscena del lavoro redazionale non è facile: si rischia sempre di abbandonarsi a un’aneddotica di sapore da “fanzine”, poco interessante per i non adepti. Poi ci sono i maestri della divulgazione, storici del fumetto che a un’ammirevole serietà critica uniscono ironia, “leggerezza”, affabilità. Alfredo Castelli e Luca Boschi appartengono a questa schiera, ed è stato bello averli con noi sulle pagine di un Almanacco in cui non potevano mancare piccoli tocchi di nostalgia, ricordi “di famiglia”, confessioni a cuore aperto. 

L’articolo di Boschi, oltre a dimostrare una volta di più la caratura di Toppi a livello mondiale, mi ha fatto ancora più sentire la mancanza di una collana come Un Uomo Un’Avventura, tra supposti “graphic novel” nelle librerie e sedicente “fumetto d’autore” che spesso non ha molto da dire. Secondo te la lezione dell’importanza della spina dorsale di un racconto il fumetto italiano l’ha imparata o non ancora, e quindi una pubblicazione come questa non vale solo come ricordo di due autori amatissimi?
La collana Un Uomo Un’Avventura partiva da un “concept” che, semplificando, si potrebbe riassumere così: ogni autore metteva in scena protagonisti immaginari, che si trovavano a essere spettatori privilegiati di un evento preciso o di un momento storico particolare, e ne restavano coinvolti (anzi, spesso travolti) sino al punto di dover scegliere da quale parte stare. Il fatto che le vicende narrate fossero più o meno ineccepibili sotto il punto di vista storico, non spaventava i comuni lettori “bonelliani”: l’intreccio, i colpi di scena, le emozioni avventurose erano, comunque, l’ingrediente principale. In questo, sapevano di potersi fidare di Sergio Bonelli, che non avrebbe mai “fregato” i suoi aficionafos (come li chiamava lui), rifilando loro un pesante, e retorico, “bigino” scolastico. E, del resto, i cartoonist che Sergio aveva scelto, per quanto raffinati, non si abbandonavano a sterili narcisismi, sapendo di dover raggiungere un pubblico spesso molto diverso da quello che di solito li seguiva... Oggi, il “fumetto d’autore” è una galassia vastissima e pulviscolare, così com’è altrettanto vasta e pulviscolare l’offerta di “romanzi grafici”: dal reportage di guerra al diario intimo, dal noir al fantastico... non manca niente, anche se i lettori sono oggettivamente pochi, e quei pochi sono oggettivamente difficili da focalizzare. Quel che manca, forse, è un editore (o magari anche soltanto un editor...) che chieda a un gruppetto di autori d’interpretare a modo loro un tema, un genere, una visione del mondo... accettando di darsi delle regole, mettendosi al servizio non soltanto di un progetto editoriale, ma anche e soprattutto di un’idea comune, anzi: di un’idea da comunicare. Quando si alzano gli occhi dal proprio ombelico, si possono fare scoperte sconvolgenti.

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