Fumetti

La Scatola dei Fumetti: intervista a Sergio Rossi

Le nuove sfide editoriali di The Box Edizioni

28/01/2014
La Scatola dei Fumetti: intervista a Sergio Rossi

Il 44enne perugino Sergio Rossi è noto da decenni come operatore culturale ma soprattutto amante del fumetto e narrativa a 360 gradi (alla fine dello scorso millennio, a qualche fiera del fumetto girava una maglietta con scritto “Anch’io sono stato recensito da Sergio Rossi”...).

Nonostante una laurea in Fisica, si occupa da sempre di editoria, scrivendo fra l’altro romanzi per ragazzi con numerosi richiami ai fumetti come Scacco matto (Disney Libri 2005) e Un lampo nell’ombra (Feltrinelli 2013) – nonché curando antologie come quella sul fumetto italiano erotico Maledette, vi amerò (Neri Pozza 2007) e politico L’immaginazione e il potere (Rizzoli 2009). Di recente si è lanciato in una nuova esperienza, su cui gli abbiamo chiesto ulteriori lumi.

Ormai da un anno tu e Omar Martini avete proseguito la vostra avventura culturale avviata con l’ormai disciolta (ufficialmente) Black Velvet Editrice nel 1997 e faticosamente proseguita per tre anni presso la Giunti creando la nuova etichetta The Box Edizioni presso Coconino Press / Fandango, quanta autonomia avete e come funzionano le cose?

Funzionano bene. Primo perché siamo sempre noi con Ottavio Gibertini che è l’art director di The Box come già di Black Velvet. Secondo perché Domenico Procacci, che ha voluto creare questa nuova etichetta editoriale scegliendone anche il nome (“un contenitore di libri diversi ma di alta qualità”), ci dà piena fiducia e autonomia.

Avete iniziato con due libri che sembrano programmatici del vostro lavoro e della vostra mission, o sbaglio?

Nel 2013 avremmo voluto fare più libri, ma la crisi ha “picchiato” duro e ci ha costretto a tornare più volte sui nostri passi, e rivedere piani editoriali già definiti. In ogni caso sì, i due libri usciti per Lucca Comics lo scorso novembre, L’inverno di Diego di Roberto Baldazzini e Veri amici di Bastien Vivès, si possono considerare il nostro manifesto programmatico: narrazione solida, autori riconoscibili per il proprio peculiare stile e accessibili a chiunque, non solo all’appassionato di fumetto duro e puro, sia per quanto riguarda i disegni sia per quanto riguarda le storie. Vivès è arrivato in Italia in libreria proprio grazie alla Black Velvet con Il gusto del cloro, quindi per noi pubblicare i suoi libri è “normale”. La vera sorpresa è il libro di Baldazzini: tornato alla grande narrazione dopo anni di erotismo, ha raccontato il conflitto padre-figlio attraverso una delle pagine più importanti della Storia italiana, la Resistenza al nazifascismo e la guerra civile. Non è un caso che Roberto sta presentando il suo libro soprattutto in ambiti non specificatamente letterari o fumettistici dove, data per scontato la bellezza del suo segno, chi conduce la discussione sono gli avvenimenti narrati. È un libro che va nella direzione che vogliamo: alla conquista di quel vasto pubblico di “non lettori” di fumetto (o graphic novel, ognuno scelga il termine che preferisce) ma che è lo di romanzi, di film, di spettacoli teatrali, di serie televisive, e così via.

Quando proseguiranno i mastondotici integrali di Cerebus e Doonesbury?

Come segnaliamo nella nostra pagina Facebook, stiamo studiando come unificare le edizioni precedenti proposte da Black Velvet con quella attuale. Non è un problema di facile soluzione, ma ci stiamo applicando.

Tra edicole che chiudono, fumetterie in crisi, librerie semivuote e fiere dominate dai games, il fumetto riesce miracolosamente a farsi ancora strada e a essere uno dei settori meno in crisi, mettendo a disposizione dei lettori una quantità di opere mai vista: ormai siamo oltre i 4 mila titoli e produzioni diversissime da tutto il mondo... come si fa a farsi notare in questo mare magnum?

Il fumetto, sotto le mentite spoglie del graphic novel, si è aperto e si sta aprendo uno spazio in libreria, ma i numeri sono ancora molto bassi, a parte eccezioni come Zerocalcare e Gipi, due autori che si fanno notare specie fuori dal mondo del fumetto. Uno dei primi problemi nel “farsi notare” che mi viene in mente è che quando parli con i distributori e i promotori librari, tutti pensano che il Fumetto, anzi, i libri a fumetti siano un prodotto derivato, sul modello dei libri sul cinema o sul teatro, quindi solo per un pubblico selezionato e appassionato. Così in libreria i libri a fumetti sono relegati in uno spazio separato dai romanzi o dai saggi dove trovi tutto e il contrario di tutto, dal prodotto per bambini al saggio sul fumetto. Un po’ come mescolare romanzi, saggi e manuali per l’autoaiuto. Per esempio trovo assurdo che i due libri sulla strage di Brescia editi da BeccoGiallo siano tra i fumetti e non anche, o soprattutto, nella saggistica storica dedicata alla storia contemporanea. È ovvio che non basta questo ad aumentare le vendite di un titolo, ma se già lo escludiamo dalla vista dei suoi potenziali lettori, è certo che queste non si verificheranno mai.

Oltre a scrivere libri per ragazzi che citano tanti fumetti, che cosa leggi di più oggi? E non posso evitare di chiederti, da ex direttore del mensile Fumo di China, che cosa dovrebbero fare gli editori oggi secondo te... magari recuperare la lezione di una personalità di spicco come il recentemente scomparso Luigi Bernardi?

Recuperare la figura di Bernardi sarebbe doveroso, come anche quella di Oreste del Buono, anche perché c’è una certa ala di operatori del fumetto che da anni lo sta ormai dimenticando. Non tanto per santificarlo, Luigi ci avrebbe mandato a quel paese solo per averlo pensato, ma per capire davvero la portata, il senso e il modo del suo agire, errori compresi e che non furono pochi e neppure piccoli, specie dal punto di vista economico. E quindi, a parte lavorare sull’educazione al Fumetto degli operatori della filiera del libro, dal produttore al consumatore passando per il distributore/promotore, bisognerebbe anche che come editori e autori aggiornassimo sia ciò che narriamo, sia il linguaggio con cui lo narriamo. I due successi di Gipi e Zerocalcare sono lì apposta a dimostrarcelo, come prima di loro quelli di Hugo Pratt, Andrea Pazienza, Guido Crepax... tanto per fare nomi a caso. Questo aggiornamento dovrebbe avvenire anche e soprattutto nel fumetto industriale, dove con questo aggettivo penso a quel fumetto che esce con periodicità precisa con un numero stabilito di pagine. L’intercettazione del grosso pubblico, quello su cui si basa qualunque industria culturale, passa soprattutto per quei prodotti industriali che rinnovano la tradizione su cui si basano aprendo insieme nuove strade alla narrazione che poi viene ripresa dai Gipi e gli Zerocalcare di oggi, come anche dai Crepax di ieri.

Quando intervistai Altan per la mia antologia sul fumetto politico italiano, mi disse che la scuola di fumetto erano state le strisce americane pubblicate su Linus e in origine pubblicate sui quotidiani, quindi quanto di più industriale per ritmi produttivi si possa trovare nell’editoria fumettistica. Questo non solo perché, per ribadire un celebre motto di Antonio Faeti, solo un atteggiamento colto può far nascere un fumetto popolare, ma anche perché nell’alveo del fumetto industriale sono nati molti dei capolavori di questo linguaggio. Capolavori come, cito ancora a caso, Little Nemo di Winsor McCay, Asterix di Goscinny e Uderzo, Terry e i Pirati di Milton Caniff, Doonesbury di Garry Trudeau, le storie Disney di Floyd Gottfredson, Carl Barks, Romano Scarpa, Guido Martina, Giovan Battista Carpi... E ancora Lo Sconosciuto di Magnus, Mister No di Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli), Dylan Dog di Tiziano Sclavi, Sandman di Neil Gaiman o le storie supereroistiche di Alan Moore e Frank Miller. Oppure, per restare nell’edicola di casa, il Rat-Man di Leo Ortolani (ormai un classico), la serie di Occhio di Falco di Matt Fraction e David Aja. Insomma, la lista è infinita.

In più, c’è da considerare che i lettori dei libri a fumetti saranno in percentuale sempre meno di quelli dei prodotti industriali, ma maggiore sarà la base di questi ultimi, più grande sarà il valore assoluto della percentuale, seppur piccola, dei libri a fumetti, permettendo così di trovare il proprio pubblico anche a quegli autori ed editori i cui prodotti sperimentali non sono proprio successi commerciali. In Francia, per esempio, il successo dei personaggi seriali permette la creazione di isole di sperimentazione da cui nasceranno i bestseller e i maestri di domani: il cammino lavorativo di autori come Lewis Trondheim e Joann Sfar lo dimostra.

Per quanto mi riguarda del fumetto non butto via niente, neanche ciò che non mi piace. Forse è proprio per questo che sono stato sulle pagine di FdC per vent’anni esatti, tra collaborazioni e direzione. In edicola passo sempre in rassegna tutto ciò che esce, come anche in libreria. Come lettore e spettatore sono un lavandino che ingoia tutto, romanzi, i saggi, le serie televisive, i film, l’animazione… e poi, in parte, ributto nelle storie che scrivo. Negli ultimi anni noto che sempre più le mie letture preferite sono quelle che mi permettono di creare collegamenti tra la Storia e i brandelli di memoria della mia linea del tempo. In generale sono sempre indietro nelle mie letture, di qualunque media siano: i libri, a fumetti e non, si accumulano cercando di colmare, o almeno tamponare la mia ignoranza. So già che la mia è una lotta vana, ma non mi sembra un buon motivo per arrendersi.

Nel nostro canale fumetti:

The Box - 'Veri amici', la recensione

The Box debutta a Lucca Comics con 'L'inverno di Diego' di Roberto Baldazzini: 'Il mio primo eroe maschile? Un partigiano che si ribella a suo padre'

‘Valvoline Motorcomics’, quando il fumetto sovvertiva i generi e dialogava con arte, musica, moda, pubblicità...

BeccoGiallo - ‘ILVA, comizi d'acciaio’, la recensione

Zerocalcare, ‘La profezia dell'armadillo’ diventa un film