Fumetti

Oreste del Buono e i fumetti, 10 anni dopo: intervista a Daniele Brolli

Per la prima volta in volume tutti gli articoli del grande narratore di cultura popolare dedicati ai fumetti

29/09/2013
Oreste del Buono e i fumetti, 10 anni dopo: intervista a Daniele Brolli

Un vero e proprio avvenimento per l’intero mondo editoriale italiano, oltre che un sincero omaggio a un caposaldo assoluto della formazione di tanti operatori culturali degli ultimi decenni, capace finalmente di aprire gli occhi su dove stava andando il mondo e come interpretare che cosa avviene intorno a noi. Come ha scritto qualche giorno fa l’autore televisivo (e non soltanto) Gregorio Paolini, “OdB è stato una potentissima e soave forza modernizzatrice e sprovincializzatrice della cultura italiana. Lo è stato nei confronti non solo dell’America, ma in generale di ciò che di vivo ribolliva nella cultura di massa: dai comics al crime, al calcio, alla pubblicità”, mentre da parte nostra ci piace ricordare la sua conduzione nella bella trasmissione Fumo d’inchiostro sulla Televisione della Svizzera Italiana tra fine 1979 e inizio 1980 e oggi disponibile su YouTube. A dieci anni dalla scomparsa del grande scrittore milanese – che in un sondaggio sul Corriere della Sera venne preferito dai milanesi come sindaco più di quello allora in carica, Paolo Pillitteri – il 30 settembre 2003, incontriamo Daniele Brolli che a OdB ha appena dedicato con la figlia Nicoletta del Buono, amici e discepoli Stefania Rumor, Gino & Michele, Piero Gelli, Igort e Ranieri Polese i suoi ricordi personali in un bel numero del mensile Linus (diretto da OdB dal 1972 al 1981 e dal 1995 a poco prima della morte), ma soprattutto curatore ed editore con la sua Comma 22 del volume forse più imperdibile fra quelli in uscita per la prossima Lucca Comics: la raccolta integrale dei suoi scritti sul fumetto (che qui mostriamo con una copertina non definitiva), quasi 300 pagine di appassionata e appassionante cavalcata storica tra gli autori e i personaggi più influenti della Nona Arte, compresa la celebre tavola rotonda con Elio Vittorini e Umberto Eco nel primissimo Linus del 1965 e “Una discutibile storia del fumetto italiano”. Date le decine di autori (non solo italiani e non soltanto di fumetti) che devono a OdB quasi l’intera carriera, è praticamente una Bibbia laica...

Raccontaci come è nata l’idea di questo volume, annunciato da tempo e finalmente in stampa. Oltre a un sempre più urgente bisogno di memoria e al piacere di leggere la sua prosa arguta e divertente, a tuo avviso quanto è importante il volume all’Italia di oggi?
Anni fa avevo in corso il progetto con l’editore Scheiwiller di raccogliere e curare una riedizione di tutta l’opera narrativa di OdB in una serie di volumi  che ne ripercorressero cronologicamente i diversi periodi. Oreste è stato un grande autore del Novecento, spesso la multiformità dei suoi interessi faceva passare in secondo piano la sua particolarità e importanza di narratore. C’è da dire che è sempre stato uno scrittore per scrittori, osservato, studiato, letto forse più dai colleghi che da un vasto pubblico, tanto che con quel suo modo cinico di fare battute una volta mi disse: “Poi non prendertela se non si vendono. Io non vendo!”. Be’, mentre ci lavoravo, e immaginavo anche di raccogliere in un volume gli scritti di Oreste sul giallo e sul noir (cosa che mi riprometto di fare prima o poi), ne parlavo anche con Lietta Tornabuoni, che di Oreste sapeva tutto e che nel frangente fu un supporto indispensabile per al mio progetto, e fu lei a suggerirmi di raccogliere tutto l’OdB sul fumetto, ne sarebbe venuta fuori un’agile storia/enciclopedia con poco sforzo, utile a molti per avvicinarsi senza sforzo ai fondamenti storici e teorici del linguaggio. Come al solito aveva ragione. Oggi quel libro può essere, e spero lo diventi, testimonianza dell’approccio di un illuminato intellettuale italiano a un medium che ha continuato a crescere negli anni e allo stesso tempo un utile supporto per il neofita e lo studioso.

Gli articoli che arco temporale raccolgono? Vengono solo da Linus o comprendono anche la rubrica su La Stampa, che molti conservano tuttora in ritagli ingialliti dal tempo?
La base è la rubrica per La Stampa, dove OdB ha riscritto e riorganizzato quanto aveva già scritto su Linus. Da Linus e da altri volumi o riviste si è preso quando l’argomento era assente dalla rubrica del quotidiano torinese. Sperando di aver trovato tutto, ma sapendo che fiume esondato praticamente ovunque costituiscano gli scritti di Oreste, la certezza di aver trovato tutto è praticamente da ritenersi impossibile.


Quanto manca OdB all’editoria di oggi? Qualcuno può vantare in qualche modo la sua eredità? E la rivista Linus si merita le critiche di chi dice che ormai ha esaurito il suo ruolo nella società (non soltanto letteraria) italiana?
Una figura come OdB, in grado di stabilire connessioni e di intuire relazioni possibili tra i diversi ambiti della cultura, oggi in Italia non esiste. Abbiamo intellettuali poveri e stìtici, e anche giovani palloni gonfiati. Mancano gli editori veri, abbiamo ormai solo imprese sull’orlo della catastrofe, delegate a manager più o meno (con una prevalenza del segno meno...) illuminati. L’editoria è più che altro un giro di fatturato, che oggi è al capolinea. La crisi fornisce ampie occasioni di rinnovamento, ma ci credo poco. Oreste era un uomo di idee editoriali, che lanciava e faceva affermare collane con un’idea, un’intuizione (prova ne sia il lanciare i tascabili Einaudi con Omero a inizio anni Novanta: tutti lo sbeffeggiavano, ma lui aveva giustamente intuito che un supporto per la scuola a poco prezzo poteva avere successo... e poi mise insieme in collana Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino & Michele, lasciando il titolo di Marcello Marchesi!). Un intellettuale come lui non esiste più e forse, appunto, non può più esistere di questi tempi. L’editoria è troppo cambiata e troppo piena di mezze figure, attente a salvaguardare la propria poltrona. In quanto a Linus, dovrebbe riacquistare un ruolo forte e politico per ritornare quella di un tempo, non è certo con strip più o meno buone che si fa una rivista come quella... Ci vuole una direzione forte e illuminata, come al tempo del fondatore Giovanni Gandini, intellettuale colto e raffinato, e poi di OdB, che aggiungeva a quanto era Gandini una vena politica forte e capace di sintonizzarsi con i tempi.


Nella tua ultratrentennale carriera – oltre a far parte del collettivo “Valvoline Motorcomics” su Alter (1983), firmare la posta aggressiva negli albi dei supereroi Star Comics come Mutante X e curare la celebre antologia Gioventù cannibale (1996) per Einaudi – hai letto, tradotto e scritto di tutto un po’, senza lesinare critiche feroci alle storture editoriali e alle falsità di certa critica, anche a fumetti... Inevitabile che ti chieda come vedi la situazione di oggi. In Italia si può ridurre tutto al problema che ci sono troppi disegnatori, mediamente bravissimi, e pochi sceneggiatori, mediamente sufficienti?
Mah, i disegnatori bravi oggi non percorrono nuove frontiere, disegnano tutti allo stesso modo, gli sceneggiatori bravi riscrivono sempre le stesse cose e basta. Il dramma è che ciò che è stata la nostra fortuna, la base di lettura di un diffuso e qualitativo fumetto popolare, è oggi anche la nostra condanna: si continuano a riprodurre gli stessi schemi collaudati che ormai costringono il fumetto nell’ambito della vecchiaia. Bisognerebbe rompere gli schemi come fece a suo tempo Tiziano Sclavi con Dylan Dog, per ridare al fumetto una base di speranza. Invece vedo solo cose imitative. Almeno, una volta gli editori popolari come Bonelli avevano il coraggio di rubare alle avanguardie: ci derubavano sistematicamente di stili e storie per addomesticarle. E questo andava bene, perché era uno scambio: voi ci derubate ma in cambio crescete dei lettori, parte dei quali in futuro vorrà andare oltre... Oggi si ricopia il videogioco, la serie tv, il film, senza essere dotati di quel meraviglioso “sense of wonder” che aveva gente come Sergio Bonelli quando creò Zagor o quella voglia di rompere gli schemi a modo suo con Mister No. Il fumetto italiano è schiavo della mediocrità di chi sa fare bene le cose, ma come potrebbe farlo un automa. È un regno di replicanti. Manca di personalità! Andando avanti così, finirà molto male...

Come e più di libri e film, nel fumetto molto della responsabilità a portare a conoscenza di un pubblico che già non legge molto ma ha fame di storie e personaggi coinvolgenti (non a caso vampirizzati dal cinema hollywoodiano) ricade la distribuzione. Tralasciando grande distribuzione e biblioteche (che pure hanno un loro ruolo), le 300 fumetterie, 3 mila librerie e 30 mila edicole italiane quanto possono essere aiutate dal web?
La distribuzione libraria è allo sfascio, in ogni settore. Parlarne è inutile, tanto c’è una “stanza dei bottoni” in cui due-tre persone controllano tutto, spartendosi il mercato e tenendo tutti gli altri sotto controllo. La distribuzione è controllata da editori/distributori che in parte si finanziano con i soldi degli editori da loro distribuiti. La critica sul web è piena di mezze figure, a cui basta il rifornimento di un editore (leggi “libri omaggio”) per scriverne bene: qualche sito del fumetto che fa da cassa di risonanza e “braccio armato” di grossi editori lo si riconosce facilmente, non ci vuole un detective privato... Il discorso è lungo e complesso, ma manca l’onestà intellettuale e il coraggio da parte di tutti per affrontarlo. E poi Internet è un po’ il territorio dell’accusa anonima, di tanti lettori che danno giudizi su libri che non hanno nemmeno letto (che poi cosa ci vorrà, dico io, a leggere un fumetto? Mica sono I Buddenbrook, che non finiscono mai...), spesso delle piccole vendette, di troppi inutili pettegolezzi ed ego fuori misura... il web è la valvola di sfogo preferita della vigliaccheria del frustrato e purtroppo nel nostro medium i frustrati abbondano... Credo proprio non valga la pena parlarne, chiunque con un po’ di buon senso può rendersi conto dell’inutile quantità di cazzate che si propaga in Rete solo perché è libera e “gratis”. Del resto questo è da sempre uno dei rischi della libertà: dar voce a disonesti e imbecilli. Penso però che le persone intelligenti sappiano sempre discernere e capire. Tutto lì.

 

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