Fumetti

5domande5: David Messina, italiano d'America

David Messina, matita italiana per la serie statunitense Image 'The Bounce', ci parla dei suoi inizi e della sua carriera

26/11/2013
5domande5: David Messina, italiano d'America

Ha lavorato come storyboarder e character designer e come grafico pubblicitario prima di approdare al professionismo come disegnatore di fumetti. Ha pubblicato albi erotici per il mercato italiano, spagnolo e italiano; ha lavorato a lungo per la IDW Publishing, successivamente con Marvel ed Image. Le precedenti esperienze lavorative includono la colorazione (per alcuni numeri di G.I. Joe Front Line e come colorista della serie Voltron ed altri). Attualmente (novembre 2013) è al lavoro sulla serie The BOUNCE co creata con Joe Casey per la Image. Insegna alla Scuola Internazionale di Comics di Roma dal 2002. (dal blog: http://davidmessinart.blogspot.it/)

In primis ci parleresti di come è nata in te la passione per il disegno e poi per il fumetto, quali sono stati i tuoi primi autori di riferimento?
...la mia storia come lettore/amante/disegnatore di fumetti è iniziata con L'Uomo Ragno di Roy Thomas e John Romita SR, quando avevo 3 anni: mia madre mi leggeva i balloons dopo che io avevo studiato e ristudiato le vignette per interi pomeriggi.
Forse è stato a causa di questo approccio alle immagini prima ancora che alle parole che sono sempre stato fortemente "ossessionato" verso lo storytelling. Cerco sempre di raccontare una storia senza che si senta il bisogno di leggere il testo, trovo che in questo modo lo scrittore si possa dedicare maggiormente ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi piuttosto che descrivere in maniera didascalica quello che accade per sopperire alle mancanze del disegnatore.

I primissimi autori di riferimento sono stati Gil Kane e John Byrne, subito sostituiti (o raggiunti) da Katsuhiro Otomo, Jim Lee, Joe Quesada, Kevin Nowlan, Masamune Shirow, Joe Madureira, Dave Stevens, fino a  Dave Johnson, Adam Hughes, Katuya Terada, Frank Quitely, Hiroaki Samura, Brian Hitch, Clemente Sauvè, Stuart Immonen...ed altri si aggiungono man mano, sono un lettore onnivoro e vorace e ogni volta che vedo qualcosa di bello (per me) ne rimango affascinato e comincio a studiarlo!

In seconda battuta ci accenneresti qualcosa sui tuoi primi esordi italiani da professionista e come questi ti hanno poi portato alle prime collaborazioni straniere...
Quando ho iniziato io, Internet non esisteva, e gli autori che lavoravano per l'America erano pochi.
Ho iniziato con una fanzine dal nome Fanzine Quaterly, dove pubblicavo storie che mi scrivevo e disegnavo da solo per poi via via passare un pò per tutte le tappe di un disegnatore italiano pre-internet: illustrazioni per una rivista di giochi di ruolo (Ferro & Fuoco), le prozine, alcune collaborazioni con la Liberty di Ade Capone ed altre piccole realtà editoriali dell'epoca come Lo Scarabeo (per cui ho realizzato la concept art ed il primo numero di Arcana Mater recentemente ristampato dalla Manfont), la Indy Press di Michele Foschini (attualmente direttore della BAO), per la quale ho ricoperto anche il ruolo di art director oltre a quello di colorista, e autore completo, con una miniserie di cui ha visto luce solo il primo albo! Questo, a riprova che dovevo continuare a lavorare solo sulle figure e lasciar stare le parole! I miei tentativi di entrare a lavorare per il mercato italiano furono frustranti e frustrati. Le mie influenze "americane" e "giapponesi" erano piuttosto forti ed evidenti e per un mercato tradizionalista come quello italiano questo era un problema.
All'epoca seguii anche l'iter delle prove in Bonelli che dopo un attesa lunga 3 anni ha portato a un nulla di fatto. A un certo punto ricordo che divenni una specie di strano ibrido stilistico, cercavo di essere più "italiano" ma mi veniva rinfacciato di essere troppo americano e quando presentao i miei lavori a case editrice che magari cercavano di emulare il mercato americano mi veniva detto di essere troppo "bonelliano".

C'era poco da fare: qualsiasi cosa decidessi di fare era sbagliata! Proprio nei primi anni del 2002 (grazie al diffondersi di internet ed al mio lavoro nella Indy Press) ho cominciato a collaborare con una piccola casa editrice statunitense la Devil's Due come colorista della serie Voltron, nel frattempo ho anche collaborato con l'emergente COM-X per la quale realizzai il numero zero della miniserie Cla$$War.
Sempre in quel periodo ho avuto modo di conoscere Jim Lee (che ai tempi viveva in Italia) e che mi ha presentato ad una sceneggiatrice (Alex De Campi) amica di Chris Ryall appena entrato in forze alla IDW come editor in chief e che era alla ricerca di disegnatori. Da lì in poi, ho iniziato la mia collaborazione con la IDW come disegnatore di diverse serie da Angel a Star Trek, al prequel del film di Abrams con la Bad Robots, da True Blood alle cover della serie di Godzilla ai megacrossover di Infestation I e II e relativi spin-off!

Prima di arrivare all'oggi sarebbe interessante un tuo punto di vista su quella che è stata, da ormai 10 anni, una carriera condotta dall'Italia ma con pubblicazioni in stragrande maggioranza statunitensi. Come questo è possibile ormai oggi (e come sembrava proibitivo o quantomeno difficilissimo solo venti anni fa, quando incominciavi a muovere i tuoi primi passi nel professionismo) e come hai gestito i rapporti con editori e con la necessità di trovare nuove sceneggiature da disegnare?
I primi passi, come dicevo prima, sono stati grazie al fortuito incontro con Jim Lee, in un epoca in cui anche internet cominciava a muovere i primi passi facilitando la comunicazione anche non editori molto, molto lontani! Effettivamente se ripenso a quando sono uscito dalla Scuola Internazionale di Comics quasi 20 anni fa, l'idea di lavorare per l'America era quasi impossibile e l'obbiettivo era semmai quello di creare qualcosa di simile al genere supereroistico qui in Italia.

Era l'epoca di Cyborg, del Potere & La Gloria, del Progetto Europa o dell'universo supereroistico di Examen! Adesso tutto è (relativamente) più semplice, si prendono contatti alle convention o a volte sono gli editor stessi che viaggiando in rete prendono contatto con gli autori che interessano loro tramite blog o pagine FB e si comincia a collaborare a volte, come nel mio caso, anche per anni senza mai vedersi di persona!

Una volta capite le differenze di approccio nello gestire i rapporti con gli editor americani, ovvero la consapevolezza delle lunghe "pause" tra una mail e l'altra, soprattutto all'inizio di un progetto, prima che inizi la sua effettiva realizzazione e una volta fatta l'abitudine al loro modo enfatico di commentare i tuoi lavori quando arrivano ("ho trovato le tue tavole nella mia casella di posta ed è stato come se fosse ancora una volta Natale!") lavorare insieme è relativamente semplice, magari stressante per via dei tempi di lavorazione, ma spesso ci si trova di fronte persone che sanno gestire e motivare un team di lavoro. Per certi verso questa meccanica stressante di lavoro fa in modo che, se sei un disegnatore affidabile e puntuale, che siano le sceneggiature a "trovare" te!

In 10 anni che collaboro con gli States non ho mai avuto problemi a trovare nuove storie da realizzare o nuove sfide da affrontare, anzi!

Ci sono stati momenti in cui ho dovuto rifiutare lavori o in altri casi in cui pur di non rifiutare un lavoro mi sono ritrovato nella condizione di lavorare simultaneamente su più serie, come successe ad esempio all'inizio di quest'anno in cui ho lavorato su Ultimate Wolverine, Star Trek Countdown e Bounce contemporaneamente per 4 mesi consecutivi: un inferno! In un mercato competitivo come quello americano l'affidabilità e la serietà professionale sono requisiti fondamentali al pari del talento e della bravura! Una cosa che ho sempre trovato (involontariamente) comica della mia carriera di disegnatore è il fatto che nonostante sia sempre stato un amante del genere superoistico, la maggior parte del mio lavoro esuli totalmente dal genere, al punto che fino a Bounce (la cui pubblicazione è però iniziata solo quest'anno) io non abbia mai disegnato un supereroe per il mercato americano!

Anche la miniserie di Wolverine che ho realizzato di recente è in fondo una serie in cui i personaggi non indossano mai il costume ma agiscono sempre in abiti civili vestiti come persone normali! Alla luce di questo trovo sempre molto buffo quando sento alcuni miei colleghi lamentare che non lavorerebbero mai per il mercato americano perché a loro i supereroi fanno schifo!

Ora sei il disegnatore della serie The Bounce di Joe Casey; come sei stato preso per la serie e che tipo di lavoro hai fatto con l'autore per costruire i personaggi...
Per quello che riguarda la Image in generale e Bounce nello specifico, sono stato contattato tempo fa da Eric Stephenson e Joe Casey che avevano visto le mie cose sul mio blog e mi hanno proposto di prendere in mano i disegni di Youngblood...
La serie era al numero 6 credo ed il disegnatore era Eric Donovan. Dal numero 9 in poi la serie avrebbe preso un tono differente, più cupo, violento e drammatico e Joe ed Eric volevano un disegnatore più adatto alla nuova run. Cominciai a disegnare l'albo ma dopo 9 pagine venni fermato in quanto Rob Liefeld volle riprendere le redini della serie facendola ripartire dal numero 1, proponendo un crossover con Obama al fianco di Youngblood contro un assedio alieno alla Casa Bianca o qualcosa del genere! Si è fermato tutto per qualche mese, quando a un certo punto ricevo una mail di Eric che mi chiede se avevo voglia di realizzare una serie nuova, creata direttamente da Casey e me, per conto dell'Image ma della quale avremmo anche tenuto i diritti!
Un offerta del genere non capita tutti i giorni e l'idea di poter essere parte attiva nella creazione di qualcosa mi emozionava (e lo fa tutt'ora) tantissimo!
Purtroppo ignoravo a cosa andavo incontro!
La sola creazione dei primi 11 personaggi della serie (e dico primi in quanto altri se ne sono aggiunti nel corso della serie) mi ha richiesto quasi un anno di tempo tra bozzetti, studi e quant'altro! Joe ed io avevamo un approccio molto distante nel creare i personaggi, il mio per certi versi era più "pop" nella concezione più vicino al lavoro di autori come Gil Kane o John Romita SR mentre Joe mi spingeva verso direzioni strane, più estreme. Ai tempi credevo stessimo facendo qualcosa di simile a Invincible e non avevo capito che fumetto assurdo e diverso fosse The Bounce!

Ultima domanda: sei stato alla Comic Convention di New York insieme ad una nutrita pattuglia di autori italiani. Hai collaborato con molti (e sei stato pubblicato insieme a molti) altri autori italiani in Usa; che rapporti hai con i tuoi colleghi di solito e cosa pensi gli autori italiani possano portare, a livello artistico, di buono e di nuovo nel mercato statunitense?
Bella domanda! Sono anni ormai che frequento la ComiCon a New York dove ho modo di incontrare non solo i miei editor o gli sceneggiatori con cui lavoro ma anche diversi amici che pur abitando a volte solo a pochi chilometri da casa mia non vedo praticamente mai! Devo dire che reputo il mio rapporto con i miei colleghi "italoamericani" molto buono! Lasciando da parte quelli che prima erano miei allievi (Sara Pichelli, Valerio Schiti, Elena Casagrande, Mirco Pierfederici, Claudia Balboni etc etc) e che ora sono, non solo colleghi, ma veri e propri amici; c'è anche con gli altri un buon rapporto!
In generale direi che tra noi non ci sono quei veleni che invece mi capita di vedere sempre più frequentemente in Italia (specialmente sui social network) tra gli adetti al settore!
Per carità con qualcuno magari ci può essere della diffidenza ma devo dire che in generale in loro compagnia mi sono sempre trovato molto bene! Poi magari alle spalle me ne dicono di tutti i colori, chi lo sa! A livello artistico poi sono del parere che in generale i disegnatori italiani sono portatori di un più ricercato senso estetico con una maggior cura dei dettagli e della naturalezza nelle pose. In un periodo come questo dove la qualità del fumetto americano si è alzata (e di molto), trovo che i disegnatori italiani siano quelli che meglio tengono questi standard qualitativi!
Crescere in una terra così ricca di imput artistico/visivo come l'Italia, dove anche una banale passeggiata può farti ritrovare di fronte a grandi e piccole meraviglie dell'arte, ti aiuta a sviluppare un senso estetico più alto che poi non può non riversarsi nelle tavole che si fanno una volta tornati al tavolo da disegno!
Dove leggi il nome di un artista italiano, è raro trovare un lavoro scadente!

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