Fumetti

Le città viste dall’alto... a fumetti: intervista a Caterina Marietti e Leonardo Favia

Il bilancio dopo un anno della collana di inediti Bao Publishing

05/02/2014
Le città viste dall’alto... a fumetti: intervista a Caterina Marietti e Leonardo Favia

Non solo traduzioni e ristampe deluxe, ma anche produzioni originali. La milanese Bao Publishing ha debuttato alla fiera di Cartoomics nel marzo 2010 e in pochissimi anni ha saputo diventare una delle realtà più particolari del panorama italiano, portando a conoscenza dei lettori da libreria l’esistenza di un fumetto diverso eppure non dissimile, in forma e contenuti, dalle più note serie da edicola e anche dagli aficionados delle fumetterie, non riposando sugli allori del fenomeno Zerocalcare (ormai oltre le 200 mila copie vendute in 2 anni) ma rilanciando anche con produzioni italiane.

A tutto questo si aggiunge una comunicazione molto presente sul web fino alla curiosità autopromozionale dell’albo che a fine 2014 raccoglierà le decine di reinterpretazioni del cane mascotte creato dal 30enne newyorchese Cliff Chiang, da parte di ogni autore alla fine di ogni libro edito dalla casa milanese: un’operazione incredibilmente semplice ma in Italia ancora più incredibilmente attuata (seppur in forma minore) soltanto da una sola altra casa editrice, la torinese Allagalla, che fin dall’inizio nel 2009 ridisegna il proprio logo in fondo a ogni suo volume.

Abbiamo incontrato Caterina Marietti e Leonardo Favia, ideatori e curatori della collana Le città viste dall’alto, per saperne di più della collana di produzioni originali made in Italy.

Da dov’è nata l’idea della collana? E perchè la citazione dal brano dei Massimo Volume?

LF - L’idea è nata dalla volontà di valorizzare un certo tipo di storie, creare un ambiente in cui gli autori potessero sentirsi liberi di sperimere la propria ricerca narrativa, senza doversi incanalare necessariamente nel racconto di genere. Abbiamo pensato che la creazione di una collana avrebbe aiutato questo tipo di titoli a spiccare con più facilità nel nostro catalogo, visto che la presenza di mostri sacri come Alan Moore, Jeff Smith o Zerocalcare rischiava di “disperdere” l’attenzione del lettore.

CM - Abbiamo cercato una tematica comune per i libri della collana che però lasciasse grande libertà agli autori nel confrontarsene. Abbiamo girato un po’ attorno a concetti spazio/temporali, poi ho capito che quello che stavo tanto cercando era lì sotto il mio naso, in Vedute dallo spazio... uno dei pezzi dei miei amati Massimo Volume. Insomma, il tema delle “città” si è rivelato perfetto per quello che era il nostro obiettivo!

Da questo obiettivo avete poi lasciato più spazio all’improvvisazione degli autori che si propongono? Com’è andata?

LF - L’unico obiettivo è raccontare storie che ci emozionino, che ci lascino qualcosa. L’idea era di slegare gli autori dai canoni del racconto di genere, lasciandoli liberi di raccontare storie personali, che al contempo potessero avere un respiro universale. Ovvio che non siamo dogmatici o contrari a qualsiasi forma di improvvisazione, soprattutto se utile al valore della storia, sempre facendo attenzione che non vengano tradite le premesse narrative.

Abbiamo visto le vostre indicazioni sul blog creato ad hoc, ma come scegliete gli autori della collana più in concreto?

LF - La scelta è stata un processo molto fluido, che ci ha trovato tutti immediatamente d’accordo. Con Sualzo avevamo firmato il contratto per fare un libro insieme da parecchio tempo e abbiamo voluto affidargli la responsabilità di aprire la collana con Fermo (che dopo averne intervistato l’autore, vi abbiamo recensito qui), una dimostrazione della stima e del rispetto che abbiamo per lui sia come autore sia come persona. Di Alberto Madrigal, una sorta di oriundo della collana, avevamo visto alcune tavole di Un lavoro vero (da noi recensito qui) sul suo profilo Facebook, e lo seguivamo da un po’ di tempo. Ci piaceva il suo stile ed è stato il primo libro in assoluto a essere pubblicato che ci è arrivato alla mail generica della redazione. Stefano Simeone l’avevamo ammirato nella sua opera precedente, Semplice (recensito qui). Quando si è proposto con un progetto completamente diverso, gli abbiamo chiesto se non volesse fare qualcosa per la nuova collana, e lui ne è stato entusiasta. Siamo dell’idea che Ogni piccolo pezzo sia il primo passo di un percorso artistico molto interessante.

CM - Organizzare le varie annate è stimolante e anche molto divertente, sembra di formare una squadra del Fantacalcio (o almeno credo, non ci ho mai provato)! Poi quando arrivano autori che possiamo cancellare dalla nostra wish-list (che è ben nascosta tra i file del mio computer!) perché si propongono proprio per la collana è un grandissimo onore. Io passo le giornate nella chat segreta di Facebook insieme a Sualzo, Simeone e Madrigal, dove ci divertiamo tantissimo a parlare di tutto e soprattutto ci perdiamo un sacco di tempo!

Qualcuno vi ha sorpreso a tal punto da uscire quasi dall’impostazione della collana o faceva tutto parte del gioco creativo?

LF - In realtà, tutti e tre i libri ci hanno sorpreso, perché sono riusciti a essere personali e universali allo stesso tempo, e crediamo che sia questo il motivo dell’ottimo responso di critica e pubblico. Quello che ci ha sorpreso di più in questo primo anno della collana è stato lo spirito di gruppo che si è creato tra i nostri autori. Li abbiamo visti alla scorsa Lucca dedicare per ore i loro libri, e consigliare quelli degli altri al pubblico interessato. È stata un’esperienza assolutamente positiva, che siamo convinti continuerà anche con i prossimi libri.

Ecco, appunto... Quali autori sono già al lavoro per le nuove uscite di quest’anno? Quando e cosa tratteranno?

CM - Anche per il 2014 abbiamo messo in cantiere tre libri. Si partirà in primavera con Il settimo splendore di tale Leonardo Favia (sì, proprio lui!) ed Ennio Bufi, ambientato a Parigi: è la storia di un ragazzo che torna nei luoghi della propria infanzia, cercando di ricostruire la propria storia familiare, cercando di segnare un solco tra le illusioni dell’infanzia e le verità del passato. Ci tenevamo tantissimo a lavorare con Ennio, e il progetto di fare una cosa con Leonardo era nell’aria dal viaggio degli Stati Uniti che avevano fatto insieme, finalmente la cosa si avvera!

Settembre sarà poi il momento de Gli amari consigli di Nicolò Pellizzon, un tranche de vie con elementi surreali che racconta la storia di Sara, 24enne appassionata di film horror che si ritrova faccia a faccia con le allucinazioni angeliche che la affliggono fin da bambina e credeva scomparse. La precarietà della situazione giovanile di questo periodo però diventa l’elemento scatenante del loro ritorno.

A ottobre uscirà poi In inverno le mie mani sapevano di mandarino di Sergio Gerasi, un inno d’amore nei confronti di Milano attraverso la storia di un ragazzo che ha una cerniera sulla testa per far prendere aria ai suoi ricordi e va in cerca di banchi di memoria pre-confezionati nella speranza di una vita più stabile.

Il bello di Sergio e Nicolò è che quei progetti ci erano stati presentati anche un anno prima della firma del contratto, ma in quel momento non eravamo ancora pronti a potergli dare la visibilità che meritavano. Mi sono rimasti in testa per mesi, così appena è nata la collana li abbiamo contattati sperando non fossero ancora in lavorazione!

Intanto stiamo iniziando a pensare alla stagione 2015, e posso anticipare che ci saranno almeno due ragazze: Nicoletta Baldari e Elisabetta Romagnoli!

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