Fumetti

Bao Publishing - Sucide Risk 1-2-3-4, la recensione

Dalla matita di Elena Casagrande e dalla penna del britannico Mike Carey una serie della Boom! Studios edita dalla Bao Publishing

26/10/2015
Bao Publishing - Sucide Risk 1-2-3-4, la recensione

Esiste, finalmente, una generazione di fumettisti italiani che lavora quasi esclusivamente per l'estero. In particolare parliamo di quelli che lavorano per gli Stati Uniti. Si tratta di autori nati dopo i '70 e che è cresciuta a pane e supereroi (soprattutto quelli della seconda ondata, della PlayPress e della StarComics piuttosto che quelli della EditorialeCorno). E che oggi lavora non solo per le major DC e Marvel (DiGiandomenico, Checchetto, Camuncoli, Ruggiero, Bianchi per citarne solo alcuni…) ma anche per moltissime etichette quali Image, Boom! Studios, Zenescope..).

Fra queste nuove leve segnaliamo Elena Casagrande, disegnatrice di Latina, nelle nostre mani con i quattro volumi, editi dalla Bao Publishing, dedicati alla serie Sucide Risk edita in Usa dalla Boom!.

Con il numero quattro l'editore milanese raggiunge all'albo numero 17 (4 storie in ogni volume tranne nel secondo che ne vede 5) dell'edizione statunitense, a 8 numeri (due volumetti ancora) dalla fine della serie.

Oltre alle qualità (o meno) che vedremo più avanti di queste serie la possibilità di offrire al lettore un prodotto completo il 4/5 volumi nell'arco di un paio di anni è una soluzione editoriale molto efficace soprattutto quando i testi ed i disegni sono affidati (come in questo caso) prevalentemente ad un solo scrittore ed un solo disegnatore in modo da consegnarci un prodotto omogeneo di qualità.

I testi della serie sono nelle capaci mani di Mike Carey: autore britannico che è stato negli anni in grado di occuparsi delle serie Vertigo della DC Comics così come di titoli mainstream a tutti gli effetti come gli X-Men della Marvel Comcis.

Sucide Risk è il ritorno da parte dell'autore alla declinazione del supereroe: questa volta, creando un milieu originale e non utilizzando serie già in essere, realizza esattamente quel che vuole, donandoci un suo punto di vista originale di un genere ormai molto utilizzato dai più grandi autori a fumetti (rischiando quindi di andare a raccontare il già raccontato).

Siamo in un mondo a tutti gli effetti uguale al nostro; solo la presenza di supereroi lo rende diverso. Ovviamente, però, ad una presenza di supereroi corrisponde una presenza di super villain. Quando entriamo nella storia, però, la situazione sta degenerando perché i cattivi stanno velocemente eliminando i buoni e non c'è modo per le forze dell'ordine di affrontarli con speranze di vittoria senza l'aiuto di esseri con super poteri.

Leo Winters è un poliziotto (ci troviamo a San Diego, in California, e la storia ci poterà anche a Los Angeles e comunque in posti reali) che vede gran parte dei suoi colleghi ed amici morire o restare feriti negli scontri sempre più frequenti contro questi villain con super poteri.

Quel che non ho detto ancora è che in questa realtà raccontata da Carey i superpoteri non sono "caduti" su supereroi e villain per caso; non sono frutto di incidenti o di speciali configurazioni di dna (almeno non all'apparenza) ma sono semplicemente e banalmente comprati ad un mercato nero del "supereroismo". Di certo non un acquisto semplice o privo di controindicazioni.

Leo lo sa e valuta che l'unico modo per portare a compimento il suo giuramento da poliziotto è quello di caricarsi sulle spalle un rischio suicida (quello del titolo della serie, per intenderci) entrando nel conflitto con un nuovo status, quello da supereroe.

La grande forza del protagonista, secondo l'autore, è che tutto quello che fa nella storia "è dovuto alle cose che deve o ritiene di dovere alle altre persone. La sua grande forza, che lo porta quasi ad un disastro".

L'intreccio della storia ci porta, da quello che apparentemente è quasi un crudo poliziesco, con tanto di scorci intimistici e visioni familiari di tranquillità in forte contrasto con quanto accade nelle strade, a diversi contesti e piani di narrazioni: strada facendo (nei primi due volumetti) iniziamo a meglio conoscere tutti i protagonisti della serie e le vicende di Leo iniziano a prendere una piega particolare, visto che dopo aver acquisito (ben realizzate le scene in cui inizia a prendere confidenza con i nuovi poteri) i suoi super poteri entra in contatto sia con super villain sia con "entità" superiori. Inoltre il piano della narrazione si interseca con un piano apparentemente di un altro mondo e di un'altra epoca; Carey, entrando nel vivo della storia (dal numero 10 in poi della serie originale) comincia a dettare i tempi in maniera più complessa, con un continuo avanti indietro (tre ore prima, tre ore dopo, in un altro posto diversi anni prima etc.) che mette a dura prova l'attenzione del lettore. Avanti nella storia, inoltre, subentreranno sorprese (prima fra tutte quella relativa alla figlia di Leo, nel terzo volume e poi più lungamente declinata nel successivo) che metteranno costantemente in dubbio quanto letto fino a quel punto, in un climax che si raggiungerà, ne siamo sicuri, sarà raggiunto negli ultimi volumi, trattandosi di una serie chiusa.

Avevamo già indicato il nome dell'autrice della maggioranza delle storie di questi albi (la "titolare" della serie, coadiuvata in alcuni numeri da autori ospiti per allegerirle il peso di 25 numeri consecutivi mensili): si tratta di Elena Casagrande, autrice con alle spalle esperienze alla Marvel (sua la resa grafica di un ottimo Hulk, per esempio), alla Image (Hack/Slash), IDW (sulle serie dedicate alla Saga di Star Trek) ed alla Titan Comics (su un personaggio di culto come Doctor Who), fra le tante.

Chiaramente non un debutto il suo sulle pagine della serie di Carey ma sicuramente un bel traguardo professionale (la scelta del suo nome e del suo tratto come disegnatrice titolare) ed una bella soddisfazione artistica (completare una serie di 25 numeri -anche se con qualche intermezzo di altri autori, come detto-).

Come già visto nelle sue altre apparizioni da disegnatrice la Casagrande riesce a coniugare l'amore (lampante) per il fumetto statunitense con una linea ed un disegno decisamente europeo; non è facile racchiudere in poche parole quello che è in realtà frutto di studio, passione e professionalità perseguito e declinato in tanti anni di lavoro. La Casagrande si allinea ad un modo di concepire il fumetto supereroistico e fantastico in voga negli ultimi anni: nessuna concessione al tratteggio così importante per molti decenni ed una linea pulitissima in grado (anche se modulata su vari spessori in modo da prendere le distanza da quella franco belga) di lasciare spazio al colorista per la definizione delle masse e della profondità. Si aggiunge a tutto questo un occhio decisamente felice nella composizione delle vignette visto che moltissime tavole hanno una composizione con vignette orizzontali per nulla facili da costruire (campi e controcampi con solo una parte dei personaggi mostrati - teste tagliate, etc-) ma che esaltano, ad esempio, i primissimi piani sugli occhi dei personaggi. Un realismo fumettistico superoistico, quello abbracciato dalla Casagrande (così come, con qualche differenza, da altre nuove e grandi interpreti nostrane, Emanuela Lupacchino, Sara Pichelli non a caso molto apprezzate oltreoceano), che (anche se non è che abbiamo molti meriti…) ci rende orgogliosi perché porta un contributo di qualità, omogeneità e pulizia ad un mercato che così tanto amiamo.

Una spesa non eccessiva (il totale della serie, in volumi) per avere in tasca la versione definitiva del supereroismo di Mike Carey (disegnata in maniera convincente).

Per gli amanti del fumetto supereroistico, forse, una serie ed un universo che inizia e finisce in 25 numeri è assimilabile ad un giro di 20 minuti alla Convention di San Diego.

Mike Carey è anche scrittore di romanzi (ed anche di poesie…).

 

Siti correlati:
- Il volume numero 4, sul sito della Bao Publishing
- Il blog di Elena Casagrande