Fumetti

Edizioni BD - Figli delle tenebre, la recensione

Burzum, Mayhem e l'anima nera del metal: quando la realtà supera la peggiore delle fantasie.

23/10/2015
Edizioni BD - Figli delle tenebre, la recensione

Son diversi anni che le case editrici di fumetti, in Italia, stanno percorrendo una strada virtuosa di miglioramento costante; nella scelta dei titoli da proporre, nella scelta dei supporti (carta, tipo di copertina, di rilegatura), nella comunicazione. In molti albi sono presenti prefazioni e postfazioni che ben introducono o ben spiegano qualità e peculiarità dei volumi. Anche in questo libro, Figli delle Tenebre, edito dalle Edizioni BD nella meritoria collana Rock, possiamo annotare come soddisfatti tutti i punti precedentemente indicati. Quello che va male (e molto), purtroppo, è che la qualità dei lanci stampa ma soprattutto le analisi dettagliate e intelligenti pubblicate negli albi rendono le recensioni più difficili. In questo caso l'albo, disegnato da Simone Ragazzoni e scritto da Davide Bertaina, editor da diversi anni in BD, gode di una postfazione dello scrittore Alex Crippa che in una pagina brucia molti spunti di riflessione interessanti e condivisibili che analizzano rapidamente il volume.

In primis l'ambientazione e la scelta della storia da raccontare: una storia vera che pare essere più inverosimile di mille storie di fantasia. C'è un chitarrista, Euronymous, al secolo Øystein Aarseth, barbaramente ucciso nel 1993 da Varg Vikernes, membro (unico...) della band Burzum. Ci sono visioni, mondi paralleli, il rifarsi a culture ancestrali e riti pagani. C'è violenza, black metal, c'è una ambientazione nord europea che però è appena visibile, visto che quasi tutte le tavole sono in interno. C'è, soprattutto, il racconto di un rifiuto e della violenza dello stesso: rifiuto e lotta alle convenzioni al cristianesimo all'ipocrisia. Il tutto con una colonna sonora importante che, nonostante il divincolarsi fra omicidi e storie violente, consegna ai posteri una chiara testimonianza dell'epoca.

Il racconto è frammentato; è un videoclip più che un film. Sono inserti di 2, 4, 10 tavole da leggere tutto d'un fiato e ricollegare, in mente, per avere solo alla fine il quadro completo. Bertaina decide di fregarsene altamente della cronologia a chiude in cerchio tutte le vicende che ritiene importanti, iniziando dalla fine (quasi) e lanciando a noi le carte da mettere in ordine.

Ragazzoni è, come suol dirsi, una gran matita. Se buttate un occhio ai suoi disegni a matita, appunto, sul suo blog, capite come di fondo lo muove una passione enorme per il disegno inteso come rappresentazione immediata di uno stato, di un momento. Quando un disegno è così dettagliato e si sfrutta la differente quantità di segno in grafite per scurire e per dare profondità si capisce che l'autore non vuole sintetizzare, non vuole limitarsi ad indicare, ha piacere a soffermarsi su ogni angolo del foglio per disegnarlo.

Si tratta di un approccio valido, come qualsiasi altro, ma molto dispendioso; soprattutto quando, in un fumetto, la matita va inchiostrata, sovrapponendo una sintesi (stavolta sì) ad un disegno magari già completo. Ci vengono in aiuto le tavole postate dallo stesso autore, nelle quali si vede la differenza fra matita e china per la stessa tavola. Qui, alla perizia nel disegno e nella prospettiva, aggiungiamo anche la qualità dell'inchiostrazione, classicissima come nei fumetti che tutti hanno amato (i classici nomi statunitensi) ma spinta in maniera molto decisa verso una plasticità molto marcata; pochissimi tratteggi e sempre il nero e il bianco ad alternarsi, in un violento scontro fra opposti, in piena sintonia con la spiazzante crudezza del racconto.

Un bel volume, anche considerando la resa grafica e l'edizione, che però manca di copertina; un peccato perché sarebbe stato interessante vedere un disegno di Ragazzoni colorato (l'albo, come detto, è in bianco e nero). Una prova di debutto avvincente, fruibile anche da chi è lontano dal mondo raccontato, anzi, a maggior ragione utilizzabile come grimaldello (come spesso accade) per accedere ad altre culture ed altri mondi (musicali, artistici).

 

Un disegno comunque omogeneo e sicuro, con cose da migliorare (composizione, scioltezza) ma tanti punti di partenza positivi.

Il lasciare intravedere alcuni segni di matita "a sfumare" nei tratteggi (escamotage utilizzato soprattutto nel disegnare i capelli); confonde l'occhio che in un bianco e nero così netto li prende per "sporco".


Come detto il volume non ha una copertina disegnata; per un fumetto penso sia un record.

Siti correlati:
- il volume sulle pagine dell'editore BD
- il blog di Simone Ragazzoni
- la collana Rock dell'editore BD