Davide Barzi

Terenghissimo!

Dopo Giorgio Rebuffi, stavolta diamo un abbraccio ad Antonio Terenghi, creatore tra gli altri di Pedrito el drito

28/10/2014
Terenghissimo!

Va beh, momento un po’ così. C’è da salutare un po’ di gente. Dopo Giorgio Rebuffi, stavolta diamo un abbraccio ad Antonio Terenghi, che rimarrà tra noi per sempre attraverso le sue opere (veritiera banalità). Lo saluto con il testo che avevo realizzato per la 3D Collection della Hobby & Work.

Caso raro di coniugazione di qualità e quantità, il creatore di Pedrito el drito produce, in oltre mezzo secolo di lavoro, centinaia, anzi migliaia di tavole a fumetti, creando numerosi personaggi e divertendo diverse generazioni di lettori con il suo umorismo fresco e dirompente. 

Antonio Terenghi nasce ad Alano di Piave, in provincia di Belluno, il 31 ottobre del 1921. A sei anni il suo insegnante intuisce nell’alunno una grande predisposizione per il disegno. Gli elementi base del mestiere li impara da un anziano maniscalco con la passione per la pittura. Nel 1932 rimane folgorato dalle pagine dell'inserto domenicale a fumetti del Chicago Tribune, in particolare dal personaggio Pete the Tramp di Clarence D. Russell. Decide che quello è il lavoro che vuole fare nella vita. Realizza alcune storie di Scansafatiche, un personaggio che ricorda quello di Russell. Si rivolge alla Casa editrice Edital, che non gli compra le tavole ma lo assume part time con il ruolo di fattorino, calligrafo e piantone. Qui conosce alcuni tra i più importanti autori del fumetto e dell’illustrazione, tra cui Gino Boccasile, Alberto Vargas, i fratelli Carlo e Vittorio Cossio e Gian Luigi Bonelli. In redazione Terenghi diventa sempre più factotum, assumendo anche i ruoli di capo-redattore e disegnatore-impaginatore. Esordisce finalmente, ma all’inizio senza molto successo, come disegnatore di fumetti con il suo Scansafatiche su Il Giornalino dei Bambini. Riesce a collaborare anche alla Domenica del Corriere e al Corriere dei Piccoli. Nel gennaio del 1941 viene però chiamato alle armi come bersagliere a Bolzano. Inviato all’estero, è fatto prigioniero dagli inglesi. Da detenuto, riesce comunque a leggere e disegnare, affinando il suo background culturale e il suo umorismo singolare ed esplosivo. Rientra in patria al termine del conflitto e riprendere la sua carriera di calligrafo. 

Nel 1950 Terenghi sposa la sua compagna di vita e di lavoro, colei che diverrà la sua letterista di fiducia, permettendogli di abbandonare la bella grafia per potersi dedicare appieno a scrivere disegnare le sue storie. Nel 1952 ecco quindi l’esordio vero, non più occasionale, del disegnatore Terenghi, che avviene sulla testata Gaie Fantasie dell'Editrice Alpe con i personaggi Poldo & Poldino. Avvia una lunga e fortunata collaborazione con la Casa Editrice Universo. I personaggi creati dalla sua fervida mente sono numerosi, da Ademaro il corsaro a Gastone il pigrone, da Nuto l'astuto a Nita la svampita. Quello che però incontra da subito il maggiore gradimento dei lettori è lo sceriffo Pedrito el drito. Tra le creature più riuscite e amate ci sono però anche Tarzanetto (ideato nel 1954 per la casa editrice Dardo, pubblicato tra il 1974 e il 1975 anche sul Corriere dei Piccoli) e il giornalista di cronaca Teddy Sberla. Curioso invece il caso di Piccola Eva: il personaggio nasce in realtà negli Stati Uniti nel 1952 e la testata il Monello ne traduce tutta la serie in Italia, ma quando finiscono le scorte di materiale originale viene chiamato proprio Terenghi, tramite una gara-concorso, a proseguirne le gesta producendo direttamente in Italia le nuove storie.

Le edizioni Alpe rappresentano, assieme alla Universo, la realtà editoriale che ha dato maggiore spazio alle numerose creazioni del vulcanico Terenghi. Oltre ai personaggi d’esordio già citati, Poldo e Poldino, compaiono sulle testata di questo editore anche il piccolo indiano Caribù, Gionni e Geppina (una curiosa jeep umanizzata) e Mac Keron. Si specializza inoltre nella creazione di personaggi-bambini di diverse nazionalità, come Lilly, Trufolino Testadura, il messicano Geo Sombrero, il cinese Din-Du-La e l’africano Ulalà. Dopo decenni di carriera quasi esclusivamente dedicata al fumetto, nel 1980 si sperimenta anche nella realizzazione della parte grafica di alcune trasmissioni culturali per bambini per la RAI. Negli anni Novanta il suo Pedrito el Drito trasmigra tra le pagine del Corriere dei Piccoli, tra il 1990 e il 1992, e poi sulla collana Almanacchi di Lupo Alberto.

Nello stesso decennio, nel corso della breve esperienza del tentativo di riportare in edicola il personaggio Tiramolla in una sua testata autonoma, in appendice all’albo si rivedono alcuni classici dell’autore come Teddy Sberla, Caribù e Mac Keron. Avvia collaborazioni anche con Cronaca di Topolinia, il settimanale TV Sorrisi & Canzoni e il mensile Topo Gigio.  Pedrito ha però la sua “glorificazione” in due operazioni di gran pregio: la prima, nel 1994, è il volume cartonato II grande Pedrito pubblicato dalla Glénat, a cui fa seguito, nel 2000, l’albo con il nome del personaggio che esce in edicola per la Sergio Bonelli Editore all’interno della collana I grandi comici del fumetto, per i testi di Alfredo Castelli (che già in precedenza aveva collaborato in alcuni casi nelle stesura dei testi dei personaggi di Terenghi). Il nuovo millennio lo vede ancora attivo e desideroso di raccontare le sue storie: nel 2001 illustra il racconto per bambini di Lucia Spezzano dal titolo L'orsetto Tuttovaben e la gallina Scopaviola delle Edizioni Leprotto. Nel 2002 crea la serie a fumetti del Pianeta Niep, di cui pubblica due episodi su è - enigmistica giovani della BRAMA, testata su cui riappare anche Teddy Sberla.