Pasquale Frisenda

F come Fumetto (28): 'Dottor Strange: Shamballa' di Jean Marc DeMatteis e Dan Green (1986)

Brevi segnalazioni su singole storie, albi, libri e serie rigorosamente a fumetti.

27/10/2016
F come Fumetto (28): 'Dottor Strange: Shamballa' di Jean Marc DeMatteis e Dan Green (1986)

Dottor Strange: Shamballa di Jean Marc DeMatteis e Dan Green (Doctor Strange: Into Shamballa - USA - 1986)

"Per rendere omaggio all'Antico, il suo maestro e mentore da tempo defunto, il Dottor Strange fa ritorno nel tempio himalayano dove venne addestrato, ma solo per scoprire che l'Antico gli ha lasciato un ultimo ammonimento: l'Armageddon è alle porte e Strange dovrà fare in modo di accompagnare l'Umanità - la parte che riuscirà a sopravvivere, almeno - attraverso di esso, ma la strada per prepararsi a tutto questo non è certo semplice, e altre prove attendono il Mago Supremo prima dell'inizio della sua missione. Strange sente però che c'è qualcosa di sbagliato nel suo percorso, ma decifrare i segnali dell'Antico non è cosa semplice, neanche per lui..."

"La Magia! Non gli sciocchi trucchi da baraccone dei maghi occidentali, ma quella rara e ineffabile che ti penetra come uno scalpello, colmandoti di una gioia vicina al dolore... un dolore così dolce che potrebbe paragonarsi all'estasi. La Magia! Quella di un uomo che i suoi pochi seguaci conoscevano solo come... l'Antico. Un uomo che tu sei arrivato a chiamare Maestro."
(da Dottor Strange: Shamballa - 1986)

E' senz'altro il livello di scrittura e la bellezza di molti dialoghi (qui Jean Marc DeMatteis, autore noto anche per Moonshadow e L'Uomo ragno: L'ultima caccia di Kraven, sembra forse influenzato anche da alcune opere di Neil Gaiman) che permettono a Dottor Strange: Shamballa di restare nella mente del lettore, e proprio per le suggestioni che creano e l'attenzione che richiedono per essere "assimilati" (alcune tavole sono composte da soli testi) più che per la storia in sé, che risulta sicuramente affascinante e ricca di spunti interessanti, ma dove, alla fine, non tutto torna.
Poco male, se comunque la lettura di quest'opera fa rimanere addosso la sensazione di aver fatto un viaggio, sia dentro il misterioso e onirico mondo del personaggio che nella sua tormentata anima.
E l'anima di Stephen Strange è sempre protagonista nelle storie di questo anomalo eroe, un buco nero in cui lui non riesce a trovare uscite definitive, a superare mai del tutto le sue debolezze, caratteriali o fisiche, e verso cui deve pagare pegno.
Questo sembra essere il suo destino (e quindi già a conoscenza del suo Maestro), e per svolgere al meglio il suo ruolo nel mondo il Mago Supremo dovrà accettare sia di fare un gesto di umiltà che il sostegno di figure che possono rivaleggiare con le sue immense capacità nel tentare di porre un equilibrio tra le forze mistiche che è chiamato a gestire.

Superbo in ogni senso è invece il lavoro di Dan Green, che qui realizza forse il suo capolavoro.
Di solide basi di disegno classico, che gli permettono di operare senza indugi e cedimenti in ogni tavola, in Shamballa Green da sfoggio di un'abilità di acquerellista davvero raffinata, che rendono il volume una vera esperienza visiva, tanto l'artista è capace di tradurre in immagini ogni spunto visivo offerto dalla sceneggiatura, da quelli più realistici a quelli più psichedelici e immaginifici.

Nato nel 1963 dalla fantasia di Stan Lee e Steve Ditko (i due papà dell'Uomo ragno), il Dottor Strange è l'ennesima conferma della regola cara a Lee in quegli anni e che ha fatto la fortuna della Marvel, e cioè "supereroi con superproblemi".
Presentato ai lettori come un brillante chirurgo, ma in preda ad un egocentrismo sfrenato, Strange rimane vittima di un incidente d'auto dove perde la precisione manuale necessaria ad effettuare una qualunque operazione, anche la più semplice.
Troppo orgoglioso ed arrogante per accettare una posizione di secondo piano, arriva a farsi licenziare, ritrovandosi in breve in balia dell'alcol e in una spirale di degrado che lo sta trascinando verso l'annientamento.
Tempo dopo, Strange sente parlare di un antico tempio sulla catena montuosa dell'Himalaya, dove vive un vecchio eremita che potrebbe guarirlo, e, a prezzo di non pochi sforzi, l'uomo arriva a destinazione, ma il suo destino è diverso da quello che lui si è immaginato, e Stephen Strange, dopo un addestramento durato sette anni, rinasce a nuova vita, diventando l'immortale Dottor Strange, lo Stregone Supremo delle arti mistiche.
Ora i segreti più profondi del Cosmo sono a lui noti, come è anche a conoscenza dei più temibili abissi astrali e delle minacce che contengono.
Il Dottor Strange può manipolare le leggi della natura, modificare lo spazio e il tempo, maneggiare la realtà a suo piacimento, assumere ogni sembianza o forma, conferire poteri a persone, animali o cose e perfino creare corpi celesti, e L'Occhio di Agamotto, uno dei più preziosi amuleti in suo possesso, gli permette di generare la "luce della verità", in grado di dissipare le menzogne e le illusioni, oltre che amplificare il potere della sua mente, per rivedere eventi passati e aprire portali dimensionali.

In breve, il Dottor Strange è di sicuro uno dei più affascinanti personaggi del Marvel Universe (arrivato ora al cinema interpretato da Benedict Cumberbatch), e quando capita nelle mani degli autori giusti dimostra facilmente di esserlo.

Dottor Strange: Shamballa è stato pubblicato qui in Italia nel 1992 nell'omonimo volume edito dalla Play Press.

Qui di seguito trovate due tavole di Dan Green tratte da Dottor Strange: Shamballa e un trailer del film:
 
 

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