F.A.Q. Pasquale Del Vecchio

Un albo di Tex costa un anno di lavoro

Alcune curiosità e domande che Pasquale riceve quando viene intervistato sul suo lavoro: 1) Hai iniziato con il fumetto prima di laurearti in architettura. Lo consideravi solo un lavoro in attesa di prendere la laurea o ci ha creduto fin dall’inizio? 'Direi il contrario: studiavo in attesa di fare dei fumetti il mio lavoro. Avevo scelto la facoltà di architettura e soprattutto come sede Milano perché sapevo che era la città dove c’erano più editori di fumetti. Infatti appena arrivato girai per le varie case editrici, partendo da quelle a cui ambivo di più e, man mano, scendendo verso il basso come ordine di preferenza.Dopo un po’ di bocciature riuscii a piazzare una mia storia breve alla rivista 1984, che ricordo aveva la sede in piazza Caiazzo'. 2) Quali storie leggevi da bambino/ragazzo? Quale genere ti appassionava di più? 'Mi piaceva l’avventura. Il western in testa a tutto.Mi ricordo in ordine cronologico, man mano che crescevo: Zagor, Tarzan,Tex,Storia del West, Thor, L’uomo Ragno, Ken Parker…' 3) Quali sono stati i disegnatori che ti hanno maggiormente influenzato? 'Sono stati tanti e cambiavano a seconda dell’età. Metterei in testa a tutti Moebius, Munoz, Giardino, Ticci, Milazzo, Toth. Rimane comunque una lista incompleta e parziale, perché ne rimangono fuori comunque tanti. Comunque non posso non menzionare Andrea Pazienza, un autore che riusciva veramente ad emozionarmi'. 4) Nick Raider, Zona X, Napoleone, Tex. Qual è l’ambientazione in cui ti senti a tuo agio e in quale invece ti ritrovi di meno? 'Io ho sempre amato molto il western ed i cavalli, però per anni ho disegnato polizieschi. Mi sono sempre trovato a mio agiocon gli ambienti metropolitani. Negli ultimi anni però a disegnare Tex sto scoprendo il gusto di disegnare i paesaggi e le grandi distese americane. Un’ambientazione che non trovo tanto nelle mie corde è quella fantascientifica: non amo disegnare astronavi, pareti piene di tubi, ambienti ipertecnologici, tutine…' 5) Attualmente ti dividi tra Tex e la casa editrice francesce le Lombard. Cha differenze trovi tra il mercato italiano e quello d’oltralpe e che differenze provi, se ce ne sono, quando lavori per Tex o per un prodotto francese? 'La principale differenza la trovo nell’architettura della pagina. Negli albi francesi spesso il numero delle vignette è maggiore, quindi bisogna spesso variarne la grandezza e la disposizione. Questo mi piace molto: è interessante progettare il layout della pagina. Quando lavoro per Tex invece la disposizione standard delle strisce mi permette di lavorare più in automatico. Per quanto riguarda il mercato, direi che la differenza più sostanziale sta nel punto vendita. In Italia il fumetto è soprattutto un prodotto da edicola, per cui ha una durata legata al tempo di permanenza nell’edicola stessa: una settimana, un mese, a seconda della periodicità. In Francia i fumetti sono venduti in libreria, con una periodicità molto più lenta ed una esposizione maggiore'. 6) Quanto impieghi per completare una storia di Tex o comunque una lavoro Bonelli? 'Ho una produzione di circa un albo all’anno. Per cui per fare una storia completa di Tex, che in genere dura due albi, impiego almeno due anni!' 7) Come ti documenti quando devi disegnare una storia? 'Oggi con internet ed i motori di ricerca come Google è tutto molto più semplice. A volte basta avere un po’ di creatività nel digitare le parole giuste e come per magia si aprono davanti ai nostri occhi fonti incredibili. Comunque sono un disegnatore che ama documentarsi tanto e che preferisce conoscere le cose che disegna'. 8) Molti disegnatori italiani hanno iniziato un rapporto di lavoro in terra americana. Ti piacerebbe disegnare i supereroi? 'Per anni sono stato un grande appassionato dei supereroi americani. Ora li ho un po’ persi di vista, annoiato dalle continue operazioni di restyling che fanno e dalla loro narrazione barocca. Forse mi piacerebbe più fare qualcosa al di fuori dell’ambito strettamente supereroistico'. 9) Da anni insegni presso svariate scuole. Cosa consigli a chi vorrebbe intraprendere una carriera simile? 'La prima cosa che consiglio è la passione e la forza di volontà. Senza di quella non c’è talento che tenga. Perché fare fumetti richiede tanta fatica e tanti sforzi e se non si ama abbastanza questo lavoro può risultare veramente molto faticoso. Inoltre guardare altro oltre ai fumetti. Essere curiosi ed onnivori!' 10) Quali emozioni provi quando consegni le tavole? Quando rivedi il tuo lavoro dopo tempo, magari pubblicato, sei più soddisfatto o critico verso te stesso? 'Quando consegno le tavole sono pieno di incertezze. E quando esce un mio lavoro vedo soprattutto le cose che non vanno. Il lavoro appena pubblicato deve rimanere qualche tempo a decantare: all’inizio sono ipercritico, mi sembra che nulla vada bene. Se lo rivedo qualche mese dopo mi sembra di vedere anche qualcosa di buono'. 11) Quante ore al giorno dedichi al disegno? Lo fai tutti i giorni? 'Passo tante ore in studio, con i miei colleghi. Però si chiacchiera anche o si fa qualche partita a calcio alla playstation. Arrivo in studio verso le 9,30 ed esco verso le 20'. 12) Qual è l'albo da te disegnato cui sei più affezionato? C'è invece qualcosa che vorresti poter ridisegnare? 'Forse i primi albi di Napoleone, in cui mi sono veramente divertito. Un personaggio che a me è piaciuto tanto e le cui storie erano molto stimolanti da disegnare. Ridisegnerei la prima storia di Nick Raider: una grande sofferenza nel farla, pieno di incertezze e dubbi.