Luca Boschi

Apogeo diffusionale e declino del fumetto italiano dai tardi anni Settanta ai primi Ottanta

Un prezioso contributo che ci giunge da Sauro Pennacchioli, sempre prodigo di informazioni che suscitano dibattito

22/10/2014
Apogeo diffusionale e declino del fumetto italiano dai tardi anni Settanta ai primi Ottanta

Sauro Pennacchioli, giornalista, collezionista e grande esperto di fumetti, noto soprattutto come direttore dell'ultima versione dell'Intrepido (dove ha lanciato fra gli altri i personaggi di Sprayliz e Billitteri) è stato un fervente commentatore e contributor del nostro altro blog Cartoonist Globale, nell'era abbastanza felice in cui era possibile commentare liberamente i post. Adesso, anche per consentire commenti e valutazioni sul tema che ci sottopone, "picco e declino delle testate a fumetti in Italia", lo ospitiamo qui sul blog ospitato da PostCardCult... che ospita i commenti!

Grazie a chi vorrà intervenire e soprattutto a Sauro, paziente redattore di questa esegesi delle uscite fumettesche. A lui la parola!

 

Apogeo diffusionale del fumetto italiano nella seconda metà degli anni Settanta e suo declino nella prima metà degli Ottanta

di Sauro Pennacchioli

Oggi che i fumetti non vendono più niente, le cifre che vedremo faranno paura. Sono i dati medi annuali certificati dall’Ads (Accertamenti diffusione stampa: società che peraltro ringrazio per avermeli forniti), dal 1976 al 1986. La seconda metà degli anni Settanta è il periodo in cui il fumetto italiano tocca la diffusione massima. Salvo in Giappone, in nessun altro Paese del mondo i fumetti vendevano tanto. In quegli stessi anni, la nascita delle radio e delle televisioni commerciali cominciava a distrarre i lettori, aprendo la strada al declino degli anni successivi. Una crisi iniziata nel 1980 e che perdura tuttora.

Le diffusioni (cioè le copie vendute) riguardano solo le testate che richiedevano la certificazione per i pubblicitari. Non ci sono, tra le altre, quelle degli albi di Sergio Bonelli Editore perché non ha mai voluto pubblicità nei suoi albi.

- Settimanali a fumetti
Albi di Topolino
1976 – 98.217
1977 – 72.880
1978 – 72.456
1979 – 63.113
1980 – 42.734
Questo giornalino vendeva poco perché aveva poche pagine: ormai i lettori si potevano permettere pubblicazioni ben più corpose.

Albo Bliz / Blitz
1978 – 244.098
1979 – 182.702
1980 – 180.605
1981 – 129.453
1982 – 111.379
1983 – 199.810
1984 – 294.837
1985 – 246.798
1986 – 153.667*
Le copie calano dal 1980. Dal 1982 si trasforma in settimanale giornalistico a carattere scandalistico ed erotico, senza fumetti.

Candy Candy
1981 – 128.672
1982 – 129.893
1983 – 101.383
1984 – 74.313
1985 – 43.685
Giornalino per bambine, inizialmente con i fumetti originali giapponesi (sia pure colorati), in seguito con materiale italiano.

Corrier Boy / Boy Music
1976 – 95.713
1977 – 125.221
1978 – 156.133
1979 – 261.553
1980 – 254.548
1981 – 221.839
1982 – 218.198
1983 – 114.137
Il dato del 1976 deve intendersi riferito al Corriere dei Ragazzi, perché solo alla fine dell’anno cambia testata in Corrier Boy. Dalle 250 mila copie d’inizio anni settanta (sempre se il direttore editoriale Mario Oriani ci ha detto la verità), il settimanale era sceso sotto le 100 mila copie, entrando in crisi. La direzione di Raffaele D’Argenzio ruppe il declino diffusionale della rivista, riportandola al successo. La qualità dei fumetti è un altro discorso. Il 1980 segna il declino della rivista.

Corriere dei Piccoli
1976 – 80.032
1977 – 75.594
1978 – 128.888
1979 – 108.601
1980 – 68.350
1981 – 68.701
1982 – 98.127
1983 – 108.289
1984 – 139.045
1985 – 153.777
1986 – 153.487*
Pian piano, questo giornalino, fatto in relativa economia, cominciava ad affermarsi dopo essersi staccato dal Corriere dei Ragazzi che gli era subentrato. Nel 1980 c’è una flessione, ma nel 1983 avviene un recupero temporaneo per motivi che non conosciamo.

il Giornalino
1976 – 135.620
1977 – 159.794
1978 – 169.250
1979 – 188.216
1980 – 182.747
1981 – 170.114
1982 – 172.871
1983 – 194.274
1984 – 210.535
1985 – 225.276
1986 – 209.775*
Nel 1980 c’è una flessione, ma nel 1983 (in contemporanea con il concorrente Corriere dei Piccoli) avviene una nettissima risalita, della quale ignoriamo le ragioni.

Il Monello
1976 – 482.242
1977 – 437.883
1978 – 402.474
1979 – 405.273
1980 – 366.286
1981 – 303.593
1982 – 280.632
1983 – 253.227
1984 – 231.992
1985 – 193.029
1986 – 150.786*
Sopra le 400 mila copie: oggi un sogno irrealizzabile per una pubblicazione a fumetti! Il settimanale della Universo perde copie a causa dei cloni nati tutti insieme a metà anni Settanta: Corrier Boy, Albo Bliz, Lanciostory, Skorpio e altri ancora. Il vero declino inizia nel 1980.

Intrepido
1976 – 587.171
1977 – 540.376
1978 – 489.347
1979 – 472.303
1980 – 405.027
1981 – 332.738
1982 – 328.969
1983 – 301.710
1984 – 307.050
1985 – 276.098
1986 – 226.455*
Intrepido era il secondo settimanale a fumetti più venduto. Idem. Il settimanale della Universo perde copie a causa dei cloni nati tutti insieme a metà anni Settanta: Corrier Boy, Albo Bliz, Lanciostory, Skorpio ecc. Il vero declino inizia nel 1980.

Topolino
1976 – 750.482
1977 – 692.962
1978 – 630.326
1979 – 632.020
1980 – 540.550
1981 – 504.246
1982 – 499.804
1983 – 496.977
1984 – 496.746
1985 – 461.270
1986 – 482.996*
Il declino qualitativo delle sceneggiature si faceva sentire, insieme all’arrivo dei cartoni animati giapponesi (UFO robot Goldrake dal 4 aprile 1978), che cambiarono i gusti dei piccoli lettori.

- Mensili a fumetti

Almanacco di Topolino / Mega Almanacco
1976 – 266.204
1977 – 238.393
1978 – 238.664
1979 – 224.026
1980 – 166.431
1981 – 138.806
1982 – 108.414
1983 – 81.844
1984 – 84.339
1985 – 176.980
1986 – 176.113*
Una buona diffusione, fino al 1980, quando inizia il declino.

Corto Maltese
1986 – 31.320*

Linus
1977 – 62.985
1978 – 56.449
1979 – 70.762
1980 – 69.141
1981 – 69.529
1982 – 53.823
1983 – 51.090
1984 – 64.547
1985 – 62.135
1986 – 60.870*
La riduzione del formato, avvenuta nel gennaio 1979, inizialmente viene accolta bene dal pubblico. Un’idea più drammatica della crisi del 1980 può essere data dal numero delle pubblicazioni a fumetti che chiusero i battenti. Bisognerebbe prendere gli If dell’epoca e contarli negli elenchi che proponeva: un lavoro che magari farò in seguito. In ogni caso, in questo periodo chiudono case editrici importanti come l’Editoriale Corno, l’Editrice Cenisio ecc. Altre, come Edifumetto ed Ediperiodici, subiscono ridimensionamenti.