Mirko Perniola

La Ricordante

Qualche dietro le quinte del numero 279 di Nathan Never

20/08/2014
La Ricordante

“Spazio, in un centro di collaudo e addestramento della Anson-Tomino per armature da combattimento e lavoro, Lewin Stenger, un istruttore e collaudatore, muore in quello che sembra un incidente: l’armatura potenziata che sta testando non risponde agli ordini, e Stenger viene stritolato.

Sub City, il giorno successivo. Ruth Argall, una giovane ricordante impegnata in un assalto al database dell’arcologia digitale di una zaibatsu, riceve un messaggio dall’intelligenza artificiale di un istituto finanziario: un anonimo le ha versato alcuni milioni di crediti su un conto, sbloccabili solo dopo aver terminato l’esecuzione di alcune istruzioni. Dovrà recarsi in una centrale di polizia abbandonata, a Sub City, e riversare in un computer alcune informazioni dalla propria memoria; informazioni di cui la stessa Ruth non sospettava la presenza nel proprio impianto mnemonico!

Alcune ore dopo, la ragazza sfugge ad un attentato di alcuni killer corporativi, e scopre che anche altri ricordanti, con i quali era in contatto, hanno ricevuto istruzioni simili (destinate a computer in altri luoghi), ma sono stati uccisi.

Spaventata, si rivolge all’Alfa…”

 

Di solito presento le idee in cinque righe di testo, in maniera molto sintetica, poi sviluppo il soggetto, cioè il riassunto di tutto quello che accadrà nella storia.

Per sintetizzare tutto in cinque righe bisogna eliminare fronzoli e stile e concentrarsi solo sul contenuto, sulla sostanza.

Ma quando mi è venuta in mente l’idea che sta alla base del numero 279 di Nathan Never in edicola in questi giorni, le atmosfere cyberpunk mi sono saltate fuori prepotentemente.

Ma il cyberpunk è una corrente letteraria nata nei primi anni Ottanta… e chi c’era lo sa, in quel periodo la forma aveva ormai soppiantato la sostanza, perciò, sintetizzare qualcosa che nasce dall’influenza di quel genere sarebbe stato limitante o, almeno, poco stimolante da realizzare. Ecco perché le cinque righe dell’idea, sono nate subito come un paio di pagine.

 

Un problema di fondo, però, restava: quello di realizzare graficamente una realtà virtuale che, se descritta in forma letteraria può ancora funzionare, se rappresentata cinematograficamente con luci e suoni può ancora risultare accattivante, ma a fumetti, e in bianco e nero per giunta, avrebbe potuto essere alquanto limitante, dato che di solito la realtà virtuale viene percepita dai nostri lettori come una realtà “falsa” e per questo meno minacciosa e pericolosa per i protagonisti. Perciò, narrativamente, ho optato per una soluzione un po’ diversa dalle solite linee di luce e costrutti digitali “alla Matrix”… a voi decidere se il sistema funziona.

 

Per la parte grafica, mi sono state affiancate due mani nuove per Nathan Never: Michela da Sacco alle matite e Stefano Santoro alle chine.

Questa scelta di associare due artisti, nasce dal voler sfruttare al meglio i punti di forza di ciascuno e, visto il risultato, mi pare che sia stata una scelta azzeccata!

 

In alto trovate la copertina,

qui qualche informazione in più: http://www.sergiobonelli.it/scheda/37517/La-ricordante.html

 

l’albo però lo trovate in edicola.