Mirko Perniola

Attacco alla Yakuza

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27/02/2014
Attacco alla Yakuza

Da quanto tempo è stato pubblicato Agenzia Alfa 29? Quello con la mia storia sulla mafia giapponese?

Tre mesi?!... Che cavolo stai dicendo, Willis?!

Non ci ho ancora fatto un post per parlare dei dietro le quinte, dei retroscena, e degli scheletri negli armadi!... Beh, allora lo faccio adesso.

Mio nonno era un contadino, di quelli che ne sapevano di cacio e di pere, e mi ha insegnato che se da una pianta, o da un fiore, si taglia nella maniera giusta un rametto e lo si cura, ne nascerà una talea: ovvero, un frammento in grado a sua volta di mettere radici e far nascere una nuova piantina. Io l’ultima volta che ho zappato ho rischiato di asportarmi di netto un piede, ma almeno quella cosa della talea l’ho imparata, e mi sono ritrovato questa volta ad applicarne il concetto alla sceneggiatura. Il punto è che questa magia botanica può ben rappresentare l’operazione che ha portato il sottoscritto e la bravissima Anna Lazzarini a far nascere Attacco alla Yakuza, la storia che avete trovato nel ventinovesimo Agenzia Alfa.

Infatti, le prime venti bellissime tavole che vedono Legs e May insieme in una spettacolare azione anti-criminalità, in realtà facevano parte di un’altra storia, dalla quale sono state poi tagliate per esigenze editoriali. A volte succede.

Non può succedere, invece, che un così bel lavoro possa andare perso come lacrime nella pioggia (come diceva il colonnello Bernacca) così, quella sequenza da far vivere è diventata il motivo per far nascere una nuova storia, e mi sono messo di buzzo buono a cercare un’idea adeguata anche, e soprattutto, allo stile in parte orientaleggiante della Lazzarini.

Da lì, incappare in due curiose notizie nella rete è stato facile. 

Partiamo dalla prima: Il manuale del buon malavitoso.

In questo numero Legs e May si mettono alla caccia di un pericoloso capo clan della Yakuza, la mafia giapponese, facendo intervenire in un secondo tempo il resto della squadra viste le difficoltà di cattura di questo esemplare di “animale”. Parlo di animale perché sotto pseudo-leggi di onore, tradizione e omertà chi lavora per una delle 235 (in futuro) ramificazioni della Yakuza, si spinge a compiere gesti terribili, che nulla hanno a che fare con l’onore. Ricorda niente di nostrano?

Del resto la cultura Giapponese, comunque già di per sé molto affascinante, rappresenta da sempre un sistema fatto di riti e manuali tramandati da millenni, che per noi occidentali caotici e decisamente più individualisti sembrano ai confini della realtà. Ci sono così tanti manuali che è stata addirittura coniata una parola per definire chi li usa, “manual ningen” ovvero persona in attesa di istruzioni, inteso come persona incapace di pensare fuori dagli schemi. Addirittura al giorno d’oggi uno dei manuali tra i primi in classifica di vendita in Giappone è “Il manuale del perfetto suicidio”: questo per dare l’idea di come perfino una cosa atroce come il suicidio abbia in Giappone le giuste regole per essere portato a termine onorevolmente e correttamente. E anche la Yakuza non fa eccezioni in quanto a manualistica. 

Pensate che il boss (vero eh!) della più grande “famiglia” della Yakuza, la Yamaguchi Gumi, ha perfino pensato che fosse cosa buona e giusta diventare editorialista della Yamaguchi-gumi Shinpo, rivista che si occupa di dare i giusti suggerimenti per essere un perfetto delinquente. Un bell’articolo ricco di idee e spunti firmato il vostro amorevole boss Kenichi Shinoda, 71 anni (già!).

Volendo, si può ricevere anche la newsletter per restare sempre aggiornati sugli ultimi post. Chissà come sarà: “Tokio: dal sushi di pesce a quello con la spalla del tuo nemico”. Strano forte, eh? Insomma, regole, norme e codicilli precisi per non sgarrare nella comunità criminale, ma con un occhio alle “sane” classiche letture: nella rivista, infatti, non mancano la rubrica sulla pesca, curata dai vecchi boss, e una pagina dedicata alla poesia!

E sempre la Yamaguchi Gumi è al centro di un libro che mi ha dato la seconda componente dell’ispirazione per questa storia. Si tratta del libro Tokyo Vice del giornalista americano Jake Adelstein. Per dodici anni, dal 1993 al 2005, il vecchio Jake ha vissuto in Giappone come corrispondente per uno dei più importanti quotidiani locali, lo Yomiuri Shinbun, e da bravo cronista è andato a caccia di storie forti. Finendo immancabilmente per sbattere contro la Yakuza e appunto la sua più potente famiglia. Adelstein, infatti, aveva scoperto che Tadamasa Goto, boss indiscusso del Sol Levante, si era sottoposto a un trapianto di fegato niente meno che in America. Come diavolo aveva fatto? Una risposta che il buon vecchio Jake ha dovuto aspettare anni per conoscere, passando anche sotto la tremenda esperienza delle minacce di morte contro di lui e la sua famiglia, e all’abbandono forzato del Giappone. Fino a quando, pochi anni dopo, la verità è venuta a galla proprio grazie alle sue indagini: quella raccapricciante di una traffico di donne giapponesi, ma anche straniere, catturare e usate come carne da macello per i trapianti di organi. Una bomba investigativa alla quale Jake è sopravvissuto grazie al supporto dei Servizi segreti nipponici e del Dipartimento di Stato degli Usa.

Insomma, tanto materiale vero, ai limiti della fantascienza, era un teatro perfetto per Nathan e compagni, e così, una volta scelto cosa raccontare, la brava Anna Lazzarini ha lavorato in punta di pennino e pennello per trasformare il cattivo delle prime venti tavole già disegnate in un boss giapponese, e da lì in poi abbiamo dato vita ad Attacco alla Yakuza.

Il risultato? Da un lato venti tavole bellissime da far fiorire e dall’altro la suggestione di un mondo criminale, chiuso ed estremamente normato: un bel mix e una bella sfida che, da quel che si legge in giro, sembra siano stati proprio apprezzati, e per ciò vi ringrazio.

Allora, io ho imparato e la mia piantina ha dato delle belle pere… ma il cacio ce lo mettete voi!