Mirko Perniola

Per il successo? La seconda a sinistra!

I consigli c'è chi li chiede e chi li dà. Ma se la domanda è sbagliata?

23/12/2013
Per il successo? La seconda a sinistra!

Tutte le settimane trovo sfoghi su blog, social network, forum, di aspiranti che vorrebbero diventare autori pagati, o sbrodolamenti di autori pagati che spiegano agli aspiranti come fare a fregargli il posto.

Personaggi che si autodefiniscono famosi dettano ordini che neanche Brunga agli inutili occhi con le alucce da pipistrello: “Non piegarti all’editore a pagamento!... lavora solo se pagato!... solo se hai un contratto!... fai la gavetta!”

Scrittori e disegnatori in erba ribattono, calmi come Bruce Banner con emorroidi grandi come grappoli di uva regina: “Ma gli editori paganti sono solo quelli grossi, e vogliono solo nomi già affermati, se chiedi un contratto ti rimbalzano!... è già un’impresa farsi rispondere via mail!... La gavetta? Come e dove? Lavorando gratis? Ma allora torniamo al punto di partenza!”

C’è un aspetto però di cui non leggo mai, quell’aspetto che nessuno prende in considerazione ma che ha fatto parte della mia formazione dall’asilo ad oggi, cioè da quando ho cercato di realizzare il mio primo racconto illustrato: protagonista Furia Cavallo Delluest (all’epoca si scriveva così, va bene?!) opera incompiuta perché ad un certo punto facevo finire Furia in prigione, lui era innocente e voleva scappare, però non riusciva ad afferrare le sbarre con gli zoccoli e così… portate pazienza, avevo sei o sette anni ed era già dura scrivere parole comprensibili restando nei quadretti, altro che storytelling!

Comunque, dicevo, l’aspetto fondamentale della discussione non è il come fare, ma il perché farlo! Cioè, su nessuna pietra c’è inciso che DEVI fare lo scrittore, lo sceneggiatore o il disegnatore!... e la cosa si può estendere anche al chitarrista, il cantante, la ballerina, il pittore, lo scultore o qualunque lavoro artistico (o artistoide).

Giusto per chiarirci le idee, io OGGI faccio lo sceneggiatore, ma il mio primo giorno di lavoro è stato il primo luglio del 1987, avevo 13 anni e facevo lo sguattero in una mensa aziendale; sì, lavapiatti e sbucciapatate, in nero ovviamente. Da allora di impieghi ne ho svolti tanti, principalmente cuoco e portiere di notte in albergo. Nel frattempo, scrivevo. Scrivevo per hobby, per passione, per voglia. Senza velleità, senza mai ritenere il mio lavoro migliore degli altri, senza pestare i piedi perché gli editori non mi si filavano.

Frequentavo le fiere (quando il lavoro me lo permetteva, se erano vicine e se non mi costavano troppo) cercavo di conoscere autori ed editori per avere consigli, per migliorare, per imparare, per poter far meglio; e poi ho iniziato ad autoprodurre. Il resto, se dev’esserci, viene da sé.

Ma non c’era scritto da nessuna parte che io avrei fatto lo scrittore. Volevo diventarlo, e per diventarlo ho sacrificato molto. A capodanno festeggiavo con i colleghi in cucina, e alle 10.00 del primo gennaio mi facevo una doccia per risvegliarmi e mi mettevo scrivere. Il numero di fidanzate che ho avuto si può contare sulle dita di una mano (di Bem il Mostro Umano), e le ho perse perché il sabato sera lavoravo e la domenica preferivo stare  a casa a scrivere.

Insomma, per fare della propria passione un vero lavoro non basta il talento, non basta la costanza, non basta l’autostima, non basta la fortuna, ma un mix di tutto questo. E se è vero che per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello, è anche vero che in giro è pieno di cinghiali! Perciò forza, se hai passato gli ultimi cinque minuti a leggere fin qui, hai già perso fin troppo tempo! Torna alla macchina da scrivere o al tavolo da disegno sapendo che quella dev’essere una delle priorità, mentre per quanto riguarda i consigli: ascoltali tutti, sapendo che nessuno ha la ricetta del successo in tasca!

Lo stesso Sergio Bonelli e il suo direttore generale Decio Canzio, hanno sempre ammesso che  nessuno possa sapere quale sia il vero segreto del successo di Tex Willer, che dopo più di sessant’anni è uno dei fumetti più venduti al mondo!

E, che sia chiaro, questo vale sia per gli aspiranti che per i professionisti! Per quanto mi riguarda so che per me le cose potrebbero cambiare da un momento all’altro, perché sono un free lance, non ho contratti che mi garantiscano nulla sulla lunga scadenza, e solo di una cosa sono certo: se questa meravigliosa avventura dovesse finire oggi, sarei comunque felice di quello che sono riuscito a fare, e riaprirei solo con un pizzico d’amarezza l’armadio: il mio cappello bianco ed il grembiale sono ancora lì, non si sa mai.

 

p.s.: quasi dimenticavo… grasse, grasse, grasse feste a tutti!