Pasquale Frisenda

Settima arte (31): 'Banditi a Milano' di Carlo Lizzani (1968)

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23/03/2017
Settima arte (31): 'Banditi a Milano' di Carlo Lizzani (1968)

Banditi a Milano di Carlo Lizzani (Italia - 1968)

Sceneggiatura: Carlo Lizzani, Massimo De Rita e Dino Maiuri.

Con: Gian Maria Volonté, Don Backy, Laura Solari, Carla Gravina, Tomas Milian, Ezio Sancrotti, Piero Mazzarella, Pupo De Luca, Agostina Belli, Ida Meda, Margaret Lee.

"5 settembre 1967, Milano. Quattro rapinatori escono dal Banco di Napoli di largo Zandonai. Braccati dalla polizia, danno inizio ad un lunghissimo inseguimento che si lascia dietro per le strade una lunga scia di sangue innocente..."

Nel film vengono trattate in particolare le imprese banditesche della banda Cavallero (banda estranea alla malavita già nota, e nata invece con l'idea di finanziare una rivoluzione proletaria), che insanguinò le strade di Milano alla fine del 1967.
In particolare il film si focalizza sulla rapina del 5 settembre del '67 all'agenzia n.11 del Banco di Napoli in largo Zandonai (subito dopo la rapina in banca, i banditi seminarono terrore e morte attraverso le vie della città, impegnandosi in scontri a fuoco con le macchine della polizia).
Il commissario Basevi (filo conduttore attraverso il quale il regista, mediante l'uso di flashback, ricostruisce gli eventi che portarono la cittadinanza ad esplodere dinnanzi all'estrema violenza seguita alla rapina) ripercorre in un'immaginaria intervista-documentario i cambiamenti avvenuti nella malavita milanese dopo i mutamenti sociali conseguenti il boom economico: il taglieggiamento ai proprietari dei locali notturni e delle case da gioco clandestine; l'estorsione, il diverso e più violento comportamento dei criminali; la reticenza e l'omertà di chi subisce le prepotenze del racket; il nuovo reclutamento nella prostituzione e la spietatezza verso chi cerca di sfuggirne.

Banditi a Milano è considerato una sorta di spartiacque tra il cinema neorealista e quello più generalista ricavato dall'attualità di quel periodo - dopo il peplum, in pieno dominio degli spaghetti western e contemporaneamente all'esplosione del poliziesco all'italiana, genere comunque diverso e spesso più rozzo e violento del film di Carlo Lizzani -, e si impone per la sua asciuttezza narrativa e per la volontà di rimanere aderenti ai fatti accaduti.

Un "instant movie" (girato 7 mesi dopo i fatti in questione), che, per quanto forse troppo frettoloso nell'analisi sociale, consente comunque di gettare uno sguardo sull'Italia di quegli anni e di predere coscienza definitamente di come era cambiata la malavita, come aveva già cominciato a raccontare nei suoi libri un romanziere come Giorgio Scerbanenco.

Banditi a Milano è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

Qui di seguito trovate una clip del film e Italia '70 - Il cinema a mano armata, un documentario sulla genesi cinematografica del poliziesco italiano:

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