Pasquale Frisenda

Settima arte (30): 'The Elephant man' di David Lynch (1980)

Video, immagini e brevi informazioni su film e documentari che hanno segnato la storia del cinema (o solo il mio immaginario).

28/01/2017
Settima arte (30): 'The Elephant man' di David Lynch (1980)

The Elephant man di David Lynch (Regno Unito/USA - 1980)

Sceneggiatura: Christopher De Vore, Eric Bergren e David Lynch, adattata dai libri The Elephant man and Other reminiscences (1923) di sir Frederick Treves e The Elephant man: A study in human dignity (1971) di Ashley Montagu.

Con: Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones, Michael Elphick, Hannah Gordon, John Standing, Dexter Fletcher, Phoebe Nicholls, Kenny Baker.

"La gente ha paura di ciò che non riesce a capire..."
(John Merrick in The Elephant man - 1980)

"Tu non sei l'Uomo elefante, tu sei Romeo".
(Anne Bancroft a John Hurt in The Elephant man - 1980)

"Mai. Oh, mai. Niente morirà mai. L'acqua scorre. Il vento soffia. La nuvola fugge. Il cuore batte... Niente muore."
(da The Elephant man - 1980)

"Londra, seconda metà dell'800. A causa di una malattia molto rara, la neurofibromatosi, che gli ha deformato buona parte del corpo, il giovane John Merrick, ribattezzato "L'Uomo elefante", viene esposto come morbosa attrazione nel baraccone di Bytes, un alcolizzato che campa sfruttando la sua mostruosità e che lo tratta come una bestia. E' qui che Merrick viene scoperto dal dottor Frederick Treves, un chirurgo del London Hospital che convince Bytes a cederglielo per qualche tempo in modo da poterlo studiare e, magari, curare. Portato in ospedale e presentato in un congresso di scienziati, John si rivela ben presto essere un uomo di accesa intelligenza e di animo raffinato e sensibile - aspetti di sé che nascondeva per non essere maltrattato ancora di più da Bytes -, capace di citare brani della Bibbia o appassionarsi a Sheakespeare. Treves cerca in tutti i modi di aiutare Merrick, un caso clinico che gli sta dando anche notorietà, e per quello che Bytes lo accusa di sfruttarlo in una maniera non diversa da come faceva lui, cosa che crea nel dottore non pochi dubbi sulla sua condotta. Mentre a Merrick si interessano sinceramente gli aristocratici londinesi, la principessa Alexandra e la famosa attrice di teatro Madge Kendal, il fuochista dell'ospedale tenta di utilizzare la sua presenza mostrandolo a pagamento a gente in cerca di emozioni. La notte stessa in cui John subisce un'incursione di avvinazzati e di donnine, condotti nella sua stanza dal fuochista, Bytes riesce a entrare non visto e a riprendersi "il suo tesoro", come egli chiama Merrick. Portato sul continente, "L'Uomo elefante" viene di nuovo esibito come una curiosità da baraccone, picchiato e rinchiuso nella gabbia delle scimmie finché, mossi a compassione, alcuni suoi compagni di "lavoro" lo liberano e Merrick, con il volto coperto da un cappuccio, torna faticosamente a Londra, ma il nuovo impatto con la città sarà drammatico. Il destino ha però ancora in serbo per lui ancora alcune sorprese..."

In principio la sceneggiatura del film era stata offerta a Terrence Malick, il quale ne rifiutò la direzione, fu allora contattato David Lynch, che ne rimase invece immediatamente colpito.
Scritta da Eric Bergen e Christopher de Vore, che si erano basati sui libri The Elephant man and other reminiscences di Sir Frederick Treves, e The Elephan man: A study in human dignity di Ashley Montagu, la sceneggiatura fu in seguito modificata da Lynch, adattandola in parte al suo stile.
Lo script arrivò tra le mani di Anne Bancroft (che nel film interpreta Medge Kendal) che la passò a suo marito, il regista Mel Brooks, allora agli esordi come produttore, che decise di fare il film, e con Lynch dietro la macchina da presa, ma solo dopo aver visto Eraserhead - La mente che cancella (1977) precedente opera del giovane autore.
Per David Lynch nulla è mai come sembra, e, nella sua personale ottica, dietro la superficie ordinaria delle cose e della realtà si nasconde sempre altro, spesso incubi, inquietudini o veri e propri mostri che fanno capolino nell'ordinaria esistenza, rivelando la bestiale natura umana in un alternarsi continuo di luce/ombra, veglia/sogno.

In The Elephant man Lynch compie però un percorso inverso rispetto ad altri suoi film, mostrando l'orrore e la mostruosità in tutta la sua crudezza e carnalità per poi andare oltre quell'immagine, quel velo di apparenza, mostrandoci la natura nascosta di un animo gentile e delicato. L'intento che sta a cuore al regista emerge lentamente ma con determinazione e forza: ben presto gli spettatori si accorgono di quanto non è solo John Merrick a riconquistare la propria umanità, ma anche e soprattutto le persone che ha intorno, intente a prendersi cura di lui, quelle che scopriranno il vero significato della parola "umanità".
Il male non è quello che ha deturpato il corpo di John Merrick, dunque, ma, per Lynch, è quello che si nasconde nell'animo di coloro che non riescono ad accettare il "diverso".
In questo può aiutare molto l'immaginazione, e lo sviluppo costante della stessa, che non deve fermarsi alle apparenze ma che anzi dovrebbe riuscire sempre a scavalcarle, come suggerisce anche una scena del film dove Merrick sta costruendo, all'interno della propria stanza nella clinica, un modellino di una cattedrale: "Dalla mia finestra posso solo intravedere la punta della cattedrale che sto prendendo come esempio" - dice l'Uomo elefante -, "il resto lo devo immaginare".
Per Merrick, poi, il portare a termine il progetto della sua miniatura è anche il progetto che metaforicamente rimanda al sogno della costruzione della propria esistenza ed identità, della sua persona, riconosciuta come essere umano e non più come mostro.

Ma il regista evita ogni intento moralizzatore o melenso, e anzi, in molti punti, dal film emerge nitidamente, e anche con ironia, un senso di equivoco negli atteggiamenti dei personaggi che circondano Merrick, che spesso, per questo, si mettono in discussione, oltre che un discorso sull'ipocrisia, sull'ignoranza, sui pregiudizi, sulla bestialità o lo snobismo della gente.
Senza mai arrivare edulcorare la condizione del suo protagonista, o a santificarlo, Lynch riesce comunque a darne un ritratto davvero molto sentito e colmo di calore.

Il film, per le sue atmosfere, contiene vari richiami alle opere di Charles Dickens, ed è decisamente più vicino a questo scrittore che a film come il Freaks (1932) di Tod Browning, a cui spesso è stato accostato.
Nella realizzazione di The Elephant man, che la rendono una pellicola di altissimo livello cinematografico, va sottolineato il bianco e nero curato da Freddie Francis, le scenografie di Stuart Craig, i costumi di Patricia Norris e le musiche di John Morris.

The Elephant man si basa su eventi realmente accaduti ma si prende alcune libertà narrative, tra cui: il nome del personaggio, che, abbreviato in John, era in realtà Joseph Carey Merrick (Leicester, 5 agosto 1862 - Londra, 11 aprile 1890); il fatto che Frederick Treves non portò via Merrick durante uno spettacolo per salvarlo dagli abusi ma gli fu segnalato da un altro giovane chirurgo, che ebbe modo di vedere una sua esibizione tempo prima; il personaggio dell'avvinazzato Bytes, inventato per questioni di trama; il fatto che Treves non insegnò a Merrick alcuna parola, perché a causa della deformità sparsa in tutto il capo, la bocca risultava danneggiata impedendo a Merrick di poter parlare; solo dopo numerosi interventi nell'ospedale cui era in cura, Merrick riuscì a farlo.

Per realizzare il trucco su John Hurt, l'attore che si cela dietro la pesante maschera di John Merrick (che lo costrinse a subire estenuanti sedute di diverse ore per l’applicazione e la rimozione dei vari strati di trucco, al punto da essere costretto a lavorare solo a giorni alterni per preservare la propria salute), David Lynch ottenne il permesso di prelevare dei calchi del corpo di Merrick, conservati tuttora nel museo del Royal London Hospital.
Dopo il successo ottenuto dal film, nel settembre del 1980 fu presentata a Broadway l'opera teatrale L'uomo elefante, con David Bowie nel ruolo di John Merrick.
Alla 53ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar il film ricevette otto candidature, senza vincere però alcun premio. Mel Brooks affermò in merito: "Da qui a dieci anni "Gente comune" (il film che vinse l'Oscar quell'anno) sarà la risposta a un gioco di società; ma la gente andrà ancora a vedere "The Elephant Man."
All'8ª edizione del Festival internazionale del film fantastico di Avoriaz del 1981, The Elephant Man fu premiato come film dell'anno.
Nel 1982 venne assegnato il Premio César come Miglior film straniero a David Lynch.

Qui di seguito trovate un trailer e una clip del film, un estratto dalla colonna sonora di John Morris e il celebre Adagio for strings (1938), di Samuel Barber, utilizzato in una importante scena del film:

Buona visione!

P.S. Altri post su cinema, televisione, fumetti, romanzi ed altro li potete trovare QUI.