Pasquale Frisenda

Settima arte (26): 'Apocalypse Now' di Francis Ford Coppola (1979)

Video, immagini e brevi informazioni su film e documentari che hanno segnato la storia del cinema (o solo il mio immaginario).

13/11/2016
Settima arte (26): 'Apocalypse Now' di Francis Ford Coppola (1979)

Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (USA - 1979)

Sceneggiatura: Francis Ford Coppola, Michael Herr e John Milius, liberamente ispirata al romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra (1899).

Con: Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Dennis Hopper, Harrison Ford, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Mark Coppola, Jerry Ziesmer, Dick White, Cyntia Wood, Herb Rice, William Uptone, Larry Carney, Jerry Ross, G.D. Spradlin, Tom Mason, Ron McQueen, Laurence Fishburne, James Keane, Damien Leake, Bo Byers, Colleen Camp, Linda Carpenter, Frederic Forrest, Albert Hall, Scott Glenn, Kerry Rossall.

"C'è un conflitto in ogni cuore umano tra il razionale e l'irrazionale e tra il bene e il male... però non sempre il bene trionfa. A volte le cattive tentazioni hanno la meglio su quelli che Lincoln chiamava "i migliori angeli della nostra indole", i buoni istinti morali. Ogni uomo ha un suo punto di rottura, noi due lo abbiamo, Walter Kurtz ha raggiunto il suo."
(Generale Corman - da Apocalypse Now - 1979)

"Lei è un galoppino mandato qui dal droghiere ad incassare i sospesi."
(Walter Kurtz a Benjamin Willard - da Apocalypse Now - 1979)

"L'orrore, l'orrore..."
(Walter Kurtz - da Apocalypse Now - 1979)

"1969. Nella fase più acuta della guerra del Vietnam, Walter Kurtz, un colonnello dell'esercito statunitense, esce dai ranghi, sconfina in Cambogia con i suoi uomini e costituisce una sorta di impero personale dove combatte una sua feroce guerra privata mentre con una radio lancia messaggi denigratori riguardo la politica degli USA e le sue finalità. Al capitano Benjamin Willard - un uomo svuotato dalla guerra - viene affidata la missione di raggiungere Kurtz nel suo territorio e di eliminarlo. La missione, che ufficialmente non esiste, è praticamente senza ritorno, ma Willard la accetta. Per lui e per i soldati che gli sono stati assegnati la discesa sul fiume Mekong sarà come una discesa verso l’inferno; un viaggio punteggiato da insidie e molteplici orrori. Un percorso che si rivelerà sconvolgente, e che li farà arrivare nei più torbidi abissi dell'essere umano..."

Considerato tra i film di guerra più celebri di sempre, Apocalypse Now (il cui titolo ribalta l'utopia positiva di Paradise Now, lo spettacolo del Living Theatre emblema della contestazione del 1968) si spinge nei meandri della follia e del dilemma morale rappresentato dalla guerra.
Un lavoro ambizioso, geniale e smisurato, che prendendo come spunto il romanzo Cuore di tenebra (uscito nel 1899) di Joseph Conrad, dove vengono narrati i guasti del colonialismo europeo in Africa, lo aggiorna alla guerra americana in Vietnam, in questo caso intesa in una prospettiva assoluta, primordiale, infernale, che va oltre ogni considerazione sociale e politica (mentre tratta invece il tema del potere) e mette a nudo l'irrefrenabile, inestirpabile follia che si annida nell'animo umano.
Il film rispetta comunque il nucleo del romanzo: l'indagine di stampo pessimistico della parte oscura dell'uomo, quel "cuore di tenebra" che lo porta , in determinate circostanze, ad assumere il male come positività e a vivere l'orrore come verità unica e innegabile dell'esistenza.
Impressionante sia dal punto di vista dell'impatto visivo che delle musiche, Francis Ford Coppola realizza con questo film uno dei suoi capolavori assoluti, grazie anche ad un uso incredibilmente accurato delle immagini e delle inquadrature, che arricchiscono, se possibile, ancora di più la storia e i contenuti.
Un'opera che anche rivista oggi, a distanza di 30 anni dalla sua uscita, non ha perso nulla della sua efficacia.

L'idea per realizzare il film venne circa dieci anni prima, nel 1969, al regista John Milius, che iniziò a scrivere una sceneggiatura su un gruppo di soldati che viaggiano su un fiume in mezzo all'intricato, immondo verminaio della guerra del Vietnam.
Al progetto si associò George Lucas (sua l'idea del plotone di soldati appassionati di surf).
Nello stesso periodo, Carroll Ballard, altro regista grande amico sia di Milius che di Lucas che di Coppola, aveva intenzione di realizzare un film tratto dal romanzo di Joseph Conrad.
Diversi anni dopo, alla metà degli anni '70, Milius ebbe l'idea di accorpare il soggetto di Cuore di tenebra alla sua sceneggiatura sulla guerra del Vietnam.
Nel 1975 però sia Milius che Lucas abbandonarono il progetto per dedicarsi ad altri lavori (ma la regia del film fu proposta comunque anche a loro), mentre Coppola decise di continuare nell'impresa, riscrivendo e trasformando la sceneggiatura disponibile insieme a Michael Herr, corrispondente in Vietnam durante la guerra e autore di Dispacci, definito "il più bel libro sul conflitto in Vietnam" (descritto così nell'introduzione di Roberto Saviano nell'edizione Rizzoli del 2008: "Pubblicato per la prima volta nel 1977, il libro è il doloroso reportage dell'anno e mezzo che Herr trascorse in Vietnam tra il 1967 e il 1969, come corrispondente di guerra al seguito delle truppe americane. Attraverso le stesse parole, crude e dirette, dei soldati con cui condivise pericoli e fatiche quotidiane, il giornalista registra e racconta in queste pagine l'allucinante sequenza di crudeltà di cui furono responsabili, e a loro modo vittime, i giovanissimi americani arruolati nell'esercito, brutalmente scaraventati da una realtà rassicurante nel groviglio di una giungla misteriosa e nel pieno della follia bellica. Considerato uno dei testi più potenti sugli orrori del conflitto e sulla violenza di un periodo storico ancora molto vicino, il libro affianca alla testimonianza e al valore storico del documentario la riflessione lucida e disperata di un osservatore d'eccezione sull'esperienza della morte e della guerra.").
Coppola era affascinato dalla sceneggiatura di John Milius, ed era determinato a fare il film, perché ne intuiva le potenzialità e lo intendeva come un interessante sfogo sulla guerra moderna, oltre che un approfondimento delle differenze tra il bene e il male e una possibile analisi dell'impatto della società statunitense sul resto del mondo.
Inizialmente finanziò il film con la messa in onda nei network televisivi americani di una miniserie tratta dai suoi precedenti Il padrino (1972) e Il padrino - Parte II (1974).
Il regista iniziò le riprese del film senza aver ultimato la sceneggiatura, che veniva scritta, aggiornata e corretta quotidianamente e anche durante la notte dallo stesso Coppola.
Il progetto partì ufficialmente nel 1975, quando vennero identificati dalla produzione alcuni luoghi adatti per le riprese nelle penisole del Queensland settentrionale, che avevano una giungla simile a quella del Vietnam.
Subito dopo, Coppola però decise di girare la pellicola nelle Filippine, con l'intenzione di limitare il più possibile i costi (aveva a disposizione un budget di 12 milioni di dollari, arrivati ad esser 30 alla fine delle tormentatissime riprese).
Tra i tanti eventi che funestarono la lavorazione del film ci furono anche un tifone, che distrusse tutti i set preparati sino ad allora, e perciò si dovette ricominciare da zero (ciò avvenne anche a causa della decisione di Coppola di girare nella stagione delle piogge), e, in seguito, l'infarto che colpì Martin Sheen.
Sempre Sheen, durante le riprese per la scena iniziale nella camera d'albergo dove Willard è ubriaco, si ferì realmente ad una mano, in quanto, essendosi veramente ubriacato, ruppe involontariamente uno specchio.
A tutto questo si aggiunsero i problemi con il governo filippino, nonostante un parziale sostegno nell'utilizzo di mezzi militari; i dubbi dei produttori hollywoodiani che cominciavano a non credere più nel progetto (facendo mancare i fondi); il fatto che la produzione venne osteggiata dal governo americano poiché la pellicola aveva uno stampo chiaramente antimilitarista.
Il timore crescente di non ultimare il film per cui si era speso totalmente, ridusse Coppola in uno stato di depressione, durante il quale tentò il suicidio, perse trenta chili di peso e rischiò di separarsi da sua moglie.


Il film ebbe anche una travagliata post-produzione (tra la colonna sonora, gli effetti sonori e il complesso montaggio), che ne fece rimandare l'uscita di ben due anni (innestando l'ironia della stampa, che ribattezzò la pellicola con titoli come Apocalypse When? o Apocalypse Tomorrow). Dopo una prima versione ancora work in progress, proiettata per 900 persone nell'aprile 1979, e che non fu ben accolta, nello stesso anno il film venne invece presentato e non senza problemi organizzativi (era ancora incompleto) anche al Festival di Cannes, dove, contro ogni previsione, vinse la Palma d'Oro ex aequo con Il tamburo di latta di Volker Schlöndorff.

Per tentare di promuoverlo come meglio poteva, il regista organizzò tre anteprime del film a molti membri della stampa con delle versioni leggermente differenti tra loro, e la sera prima della proiezione a Cannes, i tecnici della Zoetrope (la casa di produzione di Coppola) installarono altoparlanti supplementari sulle pareti della sala, in modo da udire senza disturbi il lavoro sul sonoro realizzato da Walter Murch.
Nella colonna sonora sono presenti diversi pezzi rappresentativi degli anni '60, come Suzy Q (1968) dei Creedence Clearwater Revival o (I can't get no) satisfaction (1965) dei Rolling Stones, ma è la canzone The End (1967) dei Doors che si lega indissolubilmente al film, anche se la versione utilizzata da Coppola è diversa da quella originale, è ed in realtà un remix creato apposta per la sequenza iniziale dove venne inserita.

Inizialmente per interpretare il capitano Benjamin L. Willard vennero considerati Steve McQueen, Al Pacino, James Caan, Harvey Keitel, Robert Redford e anche Marlon Brando.
Coppola scelse Keitel, ma dopo una settimana di riprese lo stesso regista decise di sostituirlo con Martin Sheen (memore del convincente provino che l'attore fece nel 1971 per la parte di Michael Corleone ne Il padrino).
Per la parte di Kurtz si pensò a Jack Nicholson, ma venne poi scelto Marlon Brando.
I costanti dubbi dell'attore sul ruolo però rallentarono non poco la lavorazione.
Brando decise alla fine di prendere parte al film a patto che le scene in cui appariva fossero girate sempre in penombra, e questo per celare il fatto di essere in evidente sovrappeso (molte scene che riguardavano Kurtz vennero cancellate dal copione per quel motivo).
Dennis Hopper - che nel film interpreta un folle fotoreporter adoratore di Kurtz -, dichiarò che quando Brando si presentò sul set, Coppola bloccò la produzione per due settimane, ritirandosi insieme all'attore su una barca sul fiume per leggere insieme Cuore di tenebra (Coppola era convinto che per descrivere il colonnello Kurtz doveva calarsi nei panni del personaggio, tracciandone con precisione il delirio interiore e la sua radicata depressione. Il regista cominciò allora a fare introspezione in se stesso, lesse in continuazione il libro, portandolo sempre con sé e riempiendolo di appunti e annotazioni).
Walter Kurtz - un militare modello che avrebbe potuto puntare ad arrivare ai massimi vertici dell'esercito si è trasformato, invece, dopo essere entrato nei reparti speciali in Vietnam, dapprima in un contestatore della politica e della ideologia americana e quel che è peggio, in seguito, in una sorta di autoproclamato monarca nella giungla cambogiana - sembra qualcosa di più o di meno di un essere umano: la sua filosofia è che occorre uccidere, distruggere e mutilare, anche donne e bambini, se la causa è giusta. In pratica il colonnello esaspera senza retorica i propri delitti in nome della difesa della patria.
Come bisogna intenderlo, quindi: è un eroe o un pazzo sanguinario?

Completarono la fase di casting Robert Duvall, nel ruolo del tenente-colonnello Kilgore, personaggio diventato celebre per la sequenza dell'attacco con gli elicotteri sulle note della Cavalcata delle valchirie (1856) di Richard Wagner e per la nota battuta: "Mi piace l'odore del napalm al mattino. Una volta abbiamo bombardato una collina, per dodici ore, e finita l'azione siamo andati a vedere. Non c'era più neanche l'ombra di quegli sporchi bastardi. Ma quell'odore... sai quell'odore di benzina? Tutto intorno. Profumava come... come di vittoria.", ruolo offerto anche a Robert Redford e Steve McQueen, che però rifiutarono; un giovanissimo Laurence Fishburne nel ruolo del soldato Tyrone Miller; e nella piccola parte dedicata al colonnello Lucas troviamo invece Harrison Ford, che all'inizio delle riprese non aveva ancora interpretato né Guerre stellari né, ancora meno, Indiana Jones (il nome di Benjamin Willard venne composto utilizzando i nomi dei primi due figli di Ford, mentre quello del suo personaggio, il colonnello Lucas, è a sua volta un omaggio a George Lucas).

Come direttore della fotografia Coppola volle ad ogni costo Vittorio Storaro, che invece si dimostro titubante davanti al progetto perché non capiva cosa c'entrasse lui in un film di guerra.
A convincerlo fu una frase che gli disse lo stesso Coppola: "Non è un film di guerra ma sul senso di civilizzazione. Voglio dire la verità su quel che è accaduto, non solo in Vietnam ma nella storia dell'umanità ogni volta che una cultura si è sovrapposta ad un'altra".
Il regista gli consigliò poi di leggere il libro di Conrad, in cui veniva descritto perfettamente questo scontro di civiltà.
Accanto al bene siede anche il male, il conscio si accompagna all'inconscio come l'ombra alla luce.
Storaro (che appare anche brevemente in una sequenza insieme a Coppola) fece un lavoro magnifico, vincendo anche l'Oscar per la migliore fotografia, ma si impose, senza voler sentir ragioni, di far sviluppare il materiale girato durante le riprese alla Technicolor di Roma, rallentando ulteriormente la lavorazione del film.

L'attacco degli elicotteri e il bombardamento sulla spiaggia furono invece girati nel villaggio e nella baia di Baler, sempre nell'isola di Luzon.
Tra i piloti va ricordato uno sconosciuto Ronald Lee Ermey, divenuto poi celebre nel film Full Metal Jacket (1987) di Stanley Kubrick (dove impersona il sergente Hartman), ma che allora era un ex addestratore dei marines congedatosi per motivi di salute che viveva nelle Filippine, dove faceva l'elicotterista e adottava ruoli da caratterista per il cinema locale.

Nonostante la maniacale cura del dettaglio di Coppola, durante la realizzazione furono commessi alcuni errori storici, come l'uso di caricatori da 30 colpi per i fucili M16, mentre durante la guerra furono impiegati quelli da 20 proiettili.

Oltre la Palma d'oro al 32º Festival di Cannes, il film si aggiudicò due premi Oscar nel 1980: per la migliore fotografia (a Vittorio Storaro) e per il miglior sonoro (a Walter Murch), oltre diversi altri riconoscimenti, tra cui il Golden Globe e il BAFTA a Francis Ford Coppola per la miglior regia.

Nel 1991, al Festival di Cannes venne presentato il documentario Viaggio all'inferno (Hearts of Darkness: A filmmaker's Apocalypse), un "dietro le quinte" basato sulle riprese effettuate durante la lavorazione del film da George Hickenlooper, Fax Bahr e da Eleanor Coppola, la moglie del regista, che ne documenta attentamente la travagliata gestazione, sia a livello tecnico che umano.

Nel 2001 è uscito Apocalypse Now redux, la versione restaurata e allungata (con ben 47 minuti di materiale scartato all'epoca) del film, con un nuovo montaggio che aggiunge nuove sfumature all'opera, storicizza il contesto e, soprattutto, cambia leggermente il finale dell'originale del 1979.

Nel 2000 Apocalypse Now viene scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Nel 2008 l'American Film Institute l'ha inserito al trentesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

Qui trovate tre trailer: uno originale, uno dedicato alla versione Redux e infine quello del documentario Heart of Darkness: A filmaker Apocalypse; l'intro del film sulle note di The End dei Doors e per chiudere alcune clip:

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